Sicurezza
Troppi esami inutili Pazienti e medici a rischio radiazioni
Una ricerca choc del direttore di Fisiologia clinica del Cnr «Certi controlli rilasciano una dose pari a 750 radiografie»
PISA. Un esame radiodiagnostico cardiaco rilascia nel paziente una dose media di radiazioni pari a circa 750 radiografie toraciche normali. A rischio sono non solo i pazienti ma anche i medici. E' questo l'allarme lanciato in un documento ufficiale pubblicato sulla rivista European Heart Journal, coordinato da Eugenio Picano, direttore dell'Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa, e promotore della necessità di una maggiore sostenibilità - economica e culturale - nell'impiego della diagnostica per immagini in cardiologia. Nello studio sono elencati per la prima volta dosi e rischi degli esami cardiologici più comuni. «La tomografia computerizzata, l'angioplastica coronarica, l'ablazione di aritmie cardiache e la cardiologia nucleare rilasciano una dose di radiazioni equivalente in media a quella di 750 radiografie al torace per ciascun esame - dice Picano - Tali esami vengono eseguiti per tutte le forme di malattia cardiaca, da quella congenita allo scompenso cardiaco, compresa la cardiopatia ischemica».
Quanti esami del genere vengono fatti a Pisa e in Toscana?
«La società di cardiologia invasiva ha censito nel 2012 oltre 20mila procedure invasive l' anno in Toscana, e di queste circa un decimo sono eseguite a Pisa. Sono soprattutto coronarografie e angioplastiche coronariche, esami insostituibili e salvavita, se fatti al paziente giusto, alla dose giusta, al momento giusto. Per ogni angioplastica coronarica la dose di riferimento è circa 750 radiografie del torace, ma in un paziente la dose effettivamente erogata è 200, in un altro è 7000 radiografie. Non c'è un singolo valore di dose giusta o sbagliata, perché la dose erogata dipende da troppi fattori:la situazione clinica del paziente, la complessità della lesione, la tecnologia radiologica disponibile. La dose sbagliata è sicuramente quella che non si conosce. Oggi, anche in ambienti tecnologicamente evoluti l' incontro con la dose è talvolta un appuntamento al buio».
Sono sostituibili con esami meno "invasivi"? Può fare qualche esempio?
«In molti casi ancora oggi viene eseguita la ventricolografia prima della coronarografia, ma questa informazione sulla funzione del cuore può essere ottenuta facilmente prima del cateterismo con tecniche che non impiegano radiazioni, come l'ecocardiografia o la risonanza magnetica. La dose della ventricolografia è relativamente bassa, sulle 200 radiografie del torace, ma piccoli rischi si cumulano nel tempo. Nessuna dose, anche con migliaia di radiografie, è eccessiva se l' esame è appropriato; nessuna dose, anche una singola lastra del torace, è tollerabile se l' esame è inappropriato».
Tra tutti gli esami, qual è il più richiesto?
«L'esame più richiesto è la Tac. A livello cardiaco, la Tac coronarica permette di realizzare un vecchio sogno dei cardiologi, la coronarografia senza cateteri. Anche in questo caso però, sono fondamentali l'appropriatezza degli esami e la sorveglianza della dose. Statistiche internazionali ci dicono che un esame su tre andava evitato; un altro esame poteva essere evitato; e solo uno su tre è ben indicato e eseguito alla minima dose possibile».
L'allarme informativo che avete lanciato è stato recepito operativamente da qualche ente?
«A livello internazionale, è stato pienamente recepito dall'Agenzia atomica per l'energia nucleare (che si occupa per conto delle Nazioni Unite delle applicazioni pacifiche del nucleare). A livello locale, già dieci anni fa un direttore generale, Mauro Pallini, riuscì a organizzare una riunione plenaria di tutti i direttori generali della Toscana (compreso l'attuale assessore alla salute, e alla presenza dell'attuale Governatore) e nel recepire la visione di Ifc propose una politica di governo regionale della domanda della diagnostica pesante per immagini in cardiologia. La proposta è stata negli ultimi 10 anni presentata a tre assessori regionali ma prevale nella prassi, almeno finora, la visione per cui le attrezzature vanno utilizzate al massimo per un incremento di efficienza e un corretto ammortamento degli investimenti in tecnologia».
Anche i medici sono a rischio. Cosa fa Fisiologia clinica per proteggerli?
«L’Ifc ha nella sua missione l'Innovazione finalizzata alla cura e in questo campo l' innovazione passa soprattutto attraverso il tentativo di rendere i laboratori più sicuri per i pazienti e anche per i medici che ci lavorano. Oggi i cardiologi interventisti e gli aritmologi sono tre volte più esposti dei radiologi diagnostici. Quindi Ifc cerca di proteggerli su tre versanti: scientifico, tecnologico e culturale. Con l'aiuto del presidente della Società italiana di cardiologia interventistica, il prof. Giulio Guagliumi, stiamo studiando da anni gli effetti sulla salute dell' esposizione cronica a radiazioni nei cardiologi interventisti grazie a tecniche avanzate di genetica che permettono di intercettare segni precoci di danno. Poi li proteggiamo con soluzioni tecnologiche innovative, anche con lo sviluppo di specifiche protezioni tessili. Infine cerchiamo di informarli nel modo migliore».
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