Finanza
Roberta, ora la Procura vuole il processo
Dopo il no di Logli all’interrogatorio gli inquirenti sono determinati a chiedere il giudizio anche senza il corpo della moglie
PISA. La decisione di Antonio Logli di non presentarsi all’invito a comparire notificato dalla Procura ha prodotto l’effetto di accelerare gli atti di quella che ora appare come una scontata richiesta di rinvio a giudizio.
È un cambio di passo sostanziale che gli uffici giudiziari di piazza Beccaria hanno impresso nella fase finale dell’inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa, l’imprenditrice di Gello che il 21 marzo compirà, o avrebbe compiuto, 47 anni. Antonio, il marito, è indagato dall’8 febbraio per omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Processo o archiviazione. Finora l’assenza del corpo aveva indotto gli inquirenti a mostrarsi cauti sull’eventuale celebrazione di un processo. Dal punto di vista dell’accusa un giudizio concluso nei tre gradi con un’assoluzione avrebbe posto una pietra tombale sulla vicenda. Al contrario un’archiviazione avrebbe lo scopo di tenere sempre aperto uno spiraglio su un’ipotesi di reato - omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela - che non cade in prescrizione.
Analisi dei carabinieri. Negli ultimi giorni la valutazione di una serie di elementi, sottolineati dai carabinieri pisani e rimarcati dal reparto crimini violenti del Ros, avrebbe spostato l’asse su cui la magistratura ha impostato la conduzione delle indagini. «Ci sono fatti e comportamenti del Logli che ci fanno ritenere necessario un processo anche senza aver trovato il corpo della vittima» chiosa il procuratore capo, Ugo Adinolfi. I quattro capisaldi dell’accusa sono cristallizzati da tempo.
I telefonini. A carico di Logli Procura e carabinieri inseriscono il consiglio dato dall’uomo all’allora sua amante, Sara Calzolaio, di liberarsi dei telefonini segreti con cui i due si sentivano. È Antonio che dice a Sara di gettarli per non far emergere la loro storia. Lei obbedisce, salvo poi presentarsi il lunedì 16 gennaio - Roberta sparisce tra il 13 e il 14 gennaio 2012 - ai carabinieri per svelare la relazione extraconiugale. L’avvistamento. Il peso di diventare il principale teste dell’accusa grava sulle spalle di Loris Gozi, giostraio, 36 anni, residente in via Gigli. È in questa strada che sostiene di aver visto Logli in auto intorno alle 00,30, ora in cui Antonio giura di essere a letto. Poi, intorno alle una, è ancora Gozi che mette a verbale la scena di un litigio tra un uomo e una donna, sempre in via Gigli, ma non è sicuro di identificare nella coppia fuori da un’auto Logli e sua moglie. Dice di vedere la donna spinta nell’abitacolo e di sentire un colpo, come se avesse battuto la testa.
La simulazione. Logli ha sempre negato di aver riprodotto con un amico la scena a cui Gozi sostiene di aver assistito in via Gigli. La Procura è convinta del contrario. L’indagato avrebbe simulato l’avvistamento del venerdì notte per misurare distanze e capacità visive del suo grande accusatore.
Foto mirata. Ruota ancora intorno a Gozi, con il sostegno della moglie e della suocera, la dichiarazione secondo la quale Antonio Logli, il giorno dopo la scomparsa della moglie e sapendo, secondo l’accusa, di essere stato visto da Gozi, avrebbe bussato alla porta del giostraio per mostrargli la foto di Roberta. Un modo per sondare il terreno e capire quanto poteva sapere il testimone? Per gli investigatori la foto non venne mostrata ad altri residenti di via Gigli. Tanti indizi che, anche senza il cadavere, ora per la Procura sono sufficienti per dare una risposta all’inchiesta attraverso un processo.
Leggenda metropolitana. È tornata a fare capolino nell’inchiesta la voce che il corpo di Roberta sia stato bruciato nel forno del cimitero di via Pietrasantina. In Comune hanno verificato che nel gennaio 2012 il forno, poi dismesso, è entrato in funzione per bruciare 3 metri cubi di gas. Una quantità che, stando agli esperti, serve sì e no per accendere l’impianto e non certo per incenerire un corpo. Il chiarimento tecnico è stato inoltrato alla Procura per fugare in modo definitivo la fantasiosa diceria che ancora continua a circolare.
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