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Domus Galileiana chiusa, mancano i soldi

Domus Galileiana chiusa, mancano i soldi

L’appello di Beltram, commissario straordinario: «Non si può galleggiare all’infinito, o il governo ci aiuta o lascio». Ma intanto i ministri cambiano

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Ricordare il genio di Galileo Galilei non per rispolverare il passato (o almeno, non solo), ma per proiettare gli studi e la sua città natale nel futuro. È con questo input che il Comune, coordinatore di una lunga serie di eventi proposta da numerosi enti e associazioni cittadine, dà il via “all'anno galileiano”. Un programma corposo e composito che si configura anche come una risposta ai tanti che, in occasione dell'anniversario della nascita di Galilei (15 febbraio), hanno criticato la scarsa programmazione e il ritardo con cui il Comune si è mosso per celebrare l'illustre cittadino.

Più che ricordare Galilei con iniziative effimere è «lasciare una traccia profonda», sottolinea il sindaco Marco Filippeschi, l'obiettivo del Comune. Due di queste sono la Cittadella Galileiana e il rilancio della Domus Galilaeana. Con la Fondazione Pisa, l'istituzione culturale pisana ha previsto il restauro della facciata del palazzo di via Santa Maria che accoglie l'istituto dedicato allo scienziato pisano. «Un'iniziativa importante e concreta», commenta Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale e commissario straordinario della Fondazione Domus Galilaeana, il cui obiettivo è portare la Domus «a regime».

«Oggi la Domus sopravvive – dice – grazie anche alla collaborazione con la Fondazione Pisa. I trasferimenti del ministero invece non sono sufficienti nemmeno a coprire i costi della bolletta dell'energia elettrica».La difficoltà maggiore è trovare però un interlocutore “stabile” presso il ministero. «Nella mia breve esperienza da commissario – continua Beltram -, sono al terzo ministro dei beni culturali con il quale mi trovo a discutere. Ricomincio fiducioso il percorso con il ministro Franceschini (nominato ministro dei beni e delle attività culturali del governo Renzi, ndr), sperando che duri almeno sei mesi, altrimenti non intendo continuare a prendermi la responsabilità di far “galleggiare” questa istituzione a tempo indefinito: o si fa qualcosa o deve essere trovato un altro commissario».

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di Redazione Pisa