Sicurezza
Antonio Logli rifiuta di farsi interrogare
Convocato martedì scorso in Procura, ha avvertito che non si sarebbe presentato. Non risponderà alle domande del pm
PISA. Antonio Logli ha scelto di non rispondere alle domande del magistrato che indaga sulla scomparsa di Roberta Ragusa.Quello che era nell'aria ha trovato conferma nel momento in cui la Procura ha inviato all'uomo, indagato per l'omicidio e l'occultamento del cadavere della moglie, l'invito a comparire per sottoporsi a un interrogatorio annunciato da più di un anno e mai andato in porto. Sarebbe stato il primo nella veste di indagato dopo i cinque verbali riempiti come persona informata sui fatti. Mai davanti a un magistrato, ma solo di fronte ai carabinieri.
La difesa. «La Procura non ha niente in mano e non vado certo a dare io eventuali elementi per fare ulteriori indagini - spiega l'avvocato Roberto Cavani, il legale che assiste Logli dal giorno dell'iscrizione sul registro degli indagati l'8 febbraio 2012 -. Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere perché lo prevede la legge. La difesa rimane sulle sue posizioni».
Non si presenta. Gli inquirenti avrebbero voluto sentire Logli martedì scorso, ma il giorno prima una comunicazione dell'avvocato ha reso inutile l'appuntamento negli uffici giudiziari di piazza Beccaria. Tante le domande che non hanno ricevuto risposta. In particolare quelle riferite agli spostamenti nella notte in cui Roberta è sparita tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Ma anche alle mosse, molte delle quali compiute per tenere nascosta la relazione con Sara Calzolaio, che hanno accompagnato i comportamenti di Logli a partire dal sabato 14, quando si recò dai carabinieri per denunciare la scomparsa della moglie. Qualcuno notò delle crosticine sulla fronte, ma nessuno gliene chiese conto in modo approfondito. E poi i riscontri sulle dichiarazioni del superteste, Loris Gozi, che sostiene di averlo visto in via Gigli a un'ora in cui Antonio ha sempre sostenuto di trovarsi a letto. Se lo aspettavano in Procura che l'indagato non si presentasse. Ma il tentativo di interrogarlo andava comunque fatto. Il racconto di Logli è scolpito in cinque verbali nei quali l'indagato racconta la sua verità che, per ora, non ha trovato una prova regina capace di frantumarne l'alibi.
Gli indizi. Le testimonianze di Loris Gozi e Silvana Piampiani - entrambi sostengono di aver visto alla stessa ora Logli in via Gigli dopo le 00,30 -, la simulazione dell'avvistamento fatta da Antonio con un amico nella stessa strada, l'aver mostrato la foto della moglie sparita solo a Gozi il giorno dopo la scomparsa: per gli investigatori sono elementi in grado di mettere in condizione la Procura almeno di chiedere il rinvio a giudizio. Il quadro è chiaro per i carabinieri e di recente ha avuto il sigillo anche dell'unità crimini violenti del Ros.
I telefonini. Tra gli elementi in mano al la procura ci sono anche quelle che gli investigatori definiscono le "bugie" di Logli il quale ordinò all'amante di distruggere i loro telefoni cellulari segreti. La donna ubbidì anche se poi rivelò tutto agli inquirenti. Per l'accusa, questo resterebbe comunque un palese tentativo di inquinamento delle prove.
La scadenza. Dalla Procura la cautela accompagna il caso fin dalle prime battute. Senza il corpo, è il refrain del procuratore capo Ugo Adinolfi, è difficile anche chiedere di processare Logli che, in caso di assoluzione nei tre gradi di giudizio, non potrebbe essere più giudicato per l'omicidio della moglie. Ritenendolo colpevole, ma non avendo le prove, in Procura preferiscono chiedere l'archiviazione e sperare, in assenza di prescrizione per quel tipo di reato, in un colpo di scena futuro in grado di riaprire i giochi. Il 7 maggio scadono i termini delle indagini. L'inchiesta, ormai di fatto chiusa, approderà al bivio tra archiviazione o processo entro la fine di aprile.
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