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Pisa

«Roberta disse a una zia che voleva andarsene»

«Roberta disse a una zia che voleva andarsene»

I genitori di Antonio Logli confermano la tesi dell’allontanamento volontario. La suocera della Ragusa: «La parente è morta, ma i carabinieri l’hanno sentita»

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PISA. «Roberta confidò a una zia che voleva andarsene». Lo sostengono da tempo Valdemaro e Giancarla Logli, genitori di Antonio, il marito della donna scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 e di cui non si hanno più notizie. Nessuno riscontro alle decine di segnalazioni di presunti avvistamenti. Meno che mai uno spiraglio per trovare il corpo.

È naturale che le dichiarazioni della coppia sono di parte. Fin dal primo momento la famiglia Logli ha sostenuto la tesi dell’allontanamento volontario di Roberta Ragusa. Dopo i comprensibili pudori iniziali circa la conferma della crisi del matrimonio, i Logli da tempo non nascondono più quanto fosse difficile il legame tra Roberta e Antonio. È diventata, la crisi della coppia, una delle argomentazioni che per i genitori dell’uomo accusato di aver ucciso la moglie potrebbe aver indotto la nuora a lasciarsi tutto alle spalle.

«Sì, è la verità – afferma Giancarla Tabucchi –. Roberta aveva detto che voleva andare via. Lo sanno anche i carabinieri. Lo aveva riferito a una zia (94enne di Pisa, ndr) con cui poi i carabinieri hanno parlato. Nel frattempo poi questa parente è morta. Però, l’hanno presa a verbale. Ce l’hanno anche loro quelle dichiarazioni di Roberta». La versione dei Logli, dunque, resta granitica: la moglie di Antonio, esausta per una vita familiare in cui non si riconosceva più, avrebbe lasciato la casa di via Dini. E in due anni non si sarebbe più fatta viva. Nemmeno con i figli. Un comportamento che per gli inquirenti non porta sostanza alla tesi dell’allontanamento volontario. Al contrario. Il silenzio darebbe corpo all’ipotesi dell’omicidio sostenuta dalla Procura, ma con prove al momento tutt’altro che schiaccianti.

Il conto alla rovescia per la chiusura delle indagini - 7 maggio – prevede tre passaggi formali. Il primo è la convocazione di Antonio Logli per essere interrogato non più come persona informata sui fatti, ma da indagato. Può avvalersi della facoltà di non rispondere. E con ogni probabilità non salirà nemmeno i gradini della Procura. Il secondo snodo procedurale sarà la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini. Un atto che mette a conoscenza dell’indagato l’avvenuta conclusione dell’inchiesta che lo riguarda. Infine, terzo e ultimo passo, la richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per Logli. È un rovello che sta tenendo impegnati gli inquirenti. In questi giorni hanno avuto l ’ennesimo confronto con i carabinieri secondo i quali, confortati anche dal rapporto conclusivo del Ros, ci sono aspetti ancora oscuri in questa vicenda che meritano di essere chiariti con un processo.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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