Il Tirreno

Pisa

Ikea, anche la pubblicità diventa low cost: 111 euro

Ikea, anche la pubblicità diventa low cost: 111 euro

È la somma versata per il suolo pubblico occupato con i salottini all’aperto Gratis la “fasciatura” delle colonne con le stoffe. La Sepi: «Non ci sono marchi»

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Le campagne pubblicitarie di Ikea sono come l’arredamento in vendita nel megastore: low cost. Di sicuro lo è quella lanciata a Pisa.

No logo. Con 111,60 euro saldati per l’occupazione del suolo pubblico, il colosso svedese sistemerà, per sei giorni fino al 4 marzo, 10 divani e 20 tavolini nei luoghi storici e più visti del centro. Nessuna insegna indica che quei salottini en plein air, per un totale di 30 mq di superficie complessiva, siano di Ikea, ma il messaggio virale ormai si è diffuso e radicato.

Pubblicità gratuita. Gratis, invece, le “fasciature” alle colonne, di vario taglio, tra piazza Vittorio Emanuele, ponte di Mezzo e Borgo Stretto, con stoffe colorate di lino e cotone.

Stoffe a ruba. Memorabilia che per ricordo o semplice vandalismo già da ieri mattina non si trovavano più al loro posto. Qualche ornamento è stato strappato, altri rimossi del tutto. Un furto ricordo per una promozione ritenuta discutibile che anticipa, cogliendo il risultato di far parlare di Ikea, l’apertura del centro fissata per il 5 marzo.

Ikea paga come tutti. E a chi, al di là del giudizio estetico sull’operazione, accusa Comune e Soprintendenza di aver favorito un’occupazione del centro per fini commerciale, Palazzo Gambacorti risponde che «il costo del suolo pubblico per l'allestimento dei salottini è di 111,60 euro. Una spesa che chiunque, al posto di Ikea, avrebbe dovuto pagare». La pubblicità con le stoffe multicolori, invece, anche quella senza indicazioni Ikea, non deve essere pagata.

Ok della Soprintendenza. Da Sepi fanno sapere che «è soggetta al pagamento del canone pubblicitario la diffusione di messaggi in cui sono presenti marchi, loghi o scritte che riconducono a una ditta, a una azienda. Nel caso specifico l'ufficio delle Attività Produttive nel parere redatto ha compreso le installazioni fra quelle decorative. E infatti, non avendo i festoni nessun marchio, scritta o logo, non possono essere considerati mezzi pubblicitari». E sempre il Comune chiarisce che nella riunione dell'ufficio delle Attività Produttive, insieme ai rappresentanti di Ikea era presente anche la Soprintendenza che ha approvato, attraverso l’architetto Marta Ciafaloni, la collocazione di quanto è stato poi proposto dividendo la città.

Confesercenti dice no. «La consideriamo di cattivo gusto per due ragioni – spiega il direttore Marco Sbrana –. Innanzitutto per un senso estetico più in sintonia con il carnevale che con il centro storico. Evidente gli uffici comunali non hanno avuto niente da obiettare nel dare il permesso, così come la Soprintendenza. Secondo motivo il rispetto delle attività commerciali. Ikea viene in casa nostra per invitare la gente nel suo negozio. Di fatto svuotando il centro storico».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa