Sicurezza
Aeroporti, il sindaco «Pronti a rivedere il patto con Firenze»
Filippeschi annuncia: chiederò verifiche al gruppo tecnico per capire se ci sono le condizioni per la holding
PISA. Gina Giani: «La lunghezza di una pista è la dichiarazione d’intenti di un aeroporto. Firenze con 2.400 metri va sul mercato in cui Pisa è già presente o su cui sta puntando».
Marco Filippeschi: «Chiederò verifiche al gruppo tecnico per capire se esistono le condizioni per andare avanti. Non perché noi vogliamo tirarci indietro», ma – sottinteso – perché loro barano.
Più che un consiglio comunale, quello di ieri è stato un consiglio di guerra, al quale è stata invitata l’amministratore delegato Giani della Sat (società che gestisce lo scalo Galilei). Insieme al sindaco Filippeschi, hanno assestato un uno-due micidiale contro Adf (la società che governa Peretola), contro Enac e contro tutti quelli che si stanno rimangiando la parola data. Il pomo della discordia è appunto la previsione di una pista di 2,4 chilometri incoraggiata da Vito Riggio, presidente dell’Ente nazionale aviazione civile. Essa contrasta con il Pit, Piano di indirizzo territoriale, votato dalla Regione; con le richieste dei comuni della piana fiorentina, che avanzano dubbi di sostenibilità urbanistica e ambientale; con gli accordi di «non concorrenza nociva» tra i due impianti. Un colpo basso secondo l’intero consiglio comunale, da cui il sindaco vuole un mandato. E lo ottiene con 22 voti: «Rafforzatemi per chiedere una verifica; dopo l’esito valuteremo la nostra posizione». Filippeschi fa un discorso politico e sa che Adf ha una carta di riserva: l’integrazione con Bologna che «metterebbe in crisi il sistema Toscana e sarebbe un colpo durissimo per noi».
Sat non ha altri partner possibili, ma il sindaco fa capire qual è l’arma in mano a Pisa: «Abbiamo sempre chiesto che le eventuali infrastrutture di sviluppo decise da Adf fossero autofinanziate». Al di fuori della diplomazia, si potrebbe profilare un ricorso per aiuti di Stato. A scanso di equivoci, Giani ricorda che gli investimenti di questi anni sono stati finanziati grazie ai «soci pubblici e privati che hanno rinunciato fino al 70% dei dividendi». E presenta un faraonico piano di 260,2 milioni da qui al 2028 (di cui 157,4 a carico del gestore) per ingrandire il Galilei fino a portarlo a 7 milioni di passeggeri l’anno, quando al 31 dicembre 2013 è stato a 4.479.690. La stessa ad completa il ragionamento di Filippeschi da un punto di vista economico: «Adf ha le tariffe hub più alte d’Italia», cioè le tasse aeroportuali che si pagano per collegarsi ai grandi scali europei; per questo «non c’è dubbio che le compagnie vogliano andare lì». Sat compete coi grandi numeri: «Qui si può far volume maggiore a volo con velivoli di 190 porti». Tradotto: se un aeroplano low cost è pieno, la compagnia guadagna di più. In conclusione, una integrazione intelligente ha tipologie di traffico «definite dal mercato: Adf vola sulle capitali europee, noi con i vettori a basse tariffe e con le destinazioni a 2, 4 e 6 ore di volo. Così si fa sistema». Diversamente, ci si cannibalizza e «non si fa l’interesse dei soci»; altro sottinteso: nemmeno a Firenze conviene.
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