Il Tirreno

Pisa

Camion killer, definitive le condanne

di Pietro Barghigiani
Camion killer, definitive le condanne

Sei anni al funzionario della Motorizzazione che autorizzò la circolazione del vecchio Tir diventato poi una bomba su strada

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PISA. Nessun errore umano o manovre azzardate all’origine della strage in autostrada in cui persero la vita quattro persone: il conducente del camion e tre giovani falciati dal mezzo pesante. La Cassazione ha confermato quello che in primo grado e in appello i Tribunali avevano accertato nell’attribuzione delle responsabilità. Il proprietario del camion e il funzionario della Motorizzazione civile che avrebbe dovuto controllare la sicurezza del veicolo sapevano o almeno non si curarono di evitare di mettere in strada una bomba con le ruote.

La Suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Genova per l'incidente avvenuto il 2 agosto 2005 sull'autostrada A26 fra il raccordo autostradale con la A10 e Masone, dove persero la vita tre giovani studenti di Aosta e il conducente senegalese del Tir, Kebe Mamadou Bamba, di 47 anni, residente a Pontedera. Con la sentenza diventano definitive le condanne per omicidio colposo plurimo a 6 anni di reclusione per Gerardo La Padula, 62 anni, originario di Potenza, all’epoca residente a Vicopisano, funzionario in pensione della Motorizzazione civile di Pisa dove fu sottoposto a revisione il mezzo che colpì l'auto, un’Audi A3, con i tre giovani (due di 19 e uno di 20 anni) a bordo, e a 5 anni per Roberto Socci, titolare della Tuscania Car, proprietaria del camion che trasportava 28 tonnellate di carta. Ai sei anni inflitti a La Padula vanno sottratti i 3 anni previsti dall’indulto. Ne restano tre che l’ex funzionario potrà scontare con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Tradotto: non andrà in carcere.

Il pesante automezzo dopo aver sbandato più volte urtando i new jersey, colpì la vettura dei tre giovani che precipitò dal viadotto, schiantandosi in un boschetto dopo un volo di circa 40 metri. Secondo l'accusa le verifiche del Tir alla Motorizzazione di Pisa non furono compiute con i controlli adeguati, mentre Socci, con un passato da autista e quindi ritenuto esperto, non si preoccupò di controllare se il sistema frenante della motrice funzionava a dovere.

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