Attenzione
«Ora siamo in ginocchio» Il grido dei commercianti
La chiusura della Sapienza e l’aumento del canone per il suolo pubblico hanno inferto un durissimo colpo ai titolari di bar e altre attività
PISA. Un giorno feriale qualsiasi di alcuni anni fa, a mezzogiorno, era difficile trovare posto a sedere in un bar di piazza Dante. Bella piazza, servizi decorosi in ogni locale e prezzi accettabili anche per le tasche meno felici.
Lo scenario oggi è completamente cambiato. Complice la chiusura della Sapienza, palazzo che ospitava la facoltà di Giurisprudenza ed è chiuso da maggio 2012 per problemi di staticità. Oggi all'ora di punta locali vuoti o quasi, eccetto sporadici rinfreschi di laurea, tavolini esterni dimezzati, personale ridotto, offerta limitata dappertutto.
«Se la politica è quella di prendere i soldi mancanti dalle nostre tasche, le cose non miglioreranno mai», così esordisce Cinzia Mercatelli dello storico ristorante Turiddu in via Curtatone e Montanara che ha già diviso il locale e diminuito i tavoli esterni.
Cinzia sembra rassegnata: «Il mio è realismo: aumenta tutto, ma non ci sono politiche di valorizzazione: a noi rimane soltanto di barcamenarci nelle difficoltà».
Nella zona di Piazza Dante si è abbattuta un’altra tegola, l'aumento del 10% della tassa sul suolo pubblico, ovvero del canone Cosap: circa 24 euro mensili al metro quadro.
«Pago una percentuale Cosap in più - afferma Federico Bacci di Betsabea che con i suoi 48 mtq di suolo occupato sborsa intorno a 1100 euro mensili, più di 12mila euro annui- ma soprattutto come se usufruissi del suolo pubblico per 24 ore. È poi inutile che il Comune ci rimborsi parte di alcune utenze per venirci incontro, viste le conseguenze disastrose causate dalla chiusura della Sapienza, se poi ci prelevano denaro decidendo altri aumenti».
Dunque, fasce orarie non differenziate sulla base del reale utilizzo del suolo pubblico, come lamentano all'unisono i commercianti; aumenti indifferenziati che non tengono conto della vera situazione di piazza Dante e dintorni rispetto, per esempio, alla zona del Duomo; nessun intervento a favore. Realtà per le quali anche Confesercenti si è fatta sentire dall'amministrazione comunale già ai primi di dicembre.
«Se è un vantaggio avere i tavolini all'esterno - dichiara Giulio Garzella, vicedirettore di Confesercenti - è politicamente poco corretto chiedere aumenti, dopo peraltro il riconoscimento di una situazione commerciale di difficoltà e i conseguenti rimborsi, così come è poco corretto applicare un regolamento che non distingue chi utilizza il suolo pubblico per 12 ore da chi lo usa per 24».
È chiaro che chi occupa per 12 ore dovrebbe pagare il 50% di meno. «L'amministrazione comunale si è impegnata - aggiunge Garzella - a rivedere la questione oraria entro il mese di marzo».
Intanto anche il bar Macchi, altro storico di piazza Dante, come altri, ha diminuito il personale fino alla presenza esclusiva dei gestori. «Quattro anni fa eravamo in cinque - spiega Sandra Bianchi - oggi con la chiusura della Sapienza e le condizioni generali della piazza sono cambiati tutti i numeri».
Fabrizio Bucalossi del Bar Britannia in piazza Torricelli (appena dietro un angolo di piazza Dante) conferma: «Siamo rimasti io e mia moglie».
«Se continuiamo a pagare senza aver indietro niente, il lavoro è tutto in rimessa e saremo costretti a vendere», dice un altro esercente che vuole rimanere anonimo.
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