Il Tirreno

Pisa

«Per nostra zia un’odissea a Cisanello»

di Danilo Renzullo
«Per nostra zia un’odissea a Cisanello»

Famiglia di Vecchiano scrive alla direzione dell’Aoup lamentandosi di come è stata trattata la donna

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PISA. Una vera odissea in ospedale quella raccontata da una famiglia di Vecchiano che, circa 20 giorni fa, ha ospitato una parente di Livorno che ha iniziato a dare segni di depressione.

«L'abbiamo fatta visitare da una psichiatra che ha prescritto dei farmaci, raccomandandoci di non lasciarla sola – racconta il nipote della donna (non riveliamo il nome per evitare di violare la privacy della paziente) -. L'abbiamo accudita nel migliore dei modi, ma un sabato mattina abbiamo trovato la camera dove dormiva vuota e la finestra aperta: si era gettata di sotto».

La donna è stata trasportata al pronto soccorso. «Fatti gli accertamenti – continua il nipote che ha scritto alla direzione dell’Azienda ospedaliera -, non risultavano danni eccessivi se non un trauma cranico».

In serata, i parenti si accorgono che la donna ha le caviglie gonfie e piene di lividi. Si scopre che ha riportato la frattura di due calcagni, una lesione al bacino e la frattura di due vertebre. «Viene disposto il trasferimento in chirurgia ortopedica di urgenza – prosegue l’uomo -, ma è sabato notte e bisogna aspettare che il professore decida il da farsi lunedì». Il giorno successivo, la donna è sottoposta ad una trasfusione. «Il sangue finisce però sul materasso e non in vena, ma non c'è nessuno a controllare – prosegue il nipote della donna -: tre addette sono in cucina e solo dopo una sonora urlata si presenta un dottore, uno “specializzando”».

Il lunedì la donna viene trasferita al reparto traumatologico e, due giorni dopo, operata. «Un banale intervento di 5 minuti, solo al calcagno, il resto è roba che si rimarginerà da solo», si sentono dire i familiari. «E le altre fratture?», chiede il nipote. «”Dipende da chi legge le radiografie”, ci sentiamo rispondere. Da quando è stata ricoverata, la donna rifiuta il cibo e non parla. «La psichiatra – prosegue il nipote - insiste che venga ricoverata in clinica psichiatrica: viene predisposto il trasferimento ma, quando è tutto pronto, uno psichiatra lo rifiuta perché la paziente è residente a Livorno ed è lì che deve essere trasferita». Venerdì sera una dottoressa chiede ai familiari della donna di rimanere «ancora un po’ in ospedale in modo da poter fare (sotto il controllo dei parenti) una trasfusione».

«Ho chiesto di parlare con un responsabile, ma alle 19 c'era solo un dottore che si divide fra l’ortopedia e l’ortopedia d'urgenza a circa 500 metri di distanza. La paziente non si nutre da una settimana e manifesta l'intenzione di ripetere l'estremo gesto: vorrei capire cosa aspettano a trasferirla nel reparto dove possono curarla per la sua patologia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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