Il Tirreno

Pisa

Vendevano ai Compro oro gli oggetti rubati in chiesa

di Pietro Barghigiani
Vendevano ai Compro oro gli oggetti rubati in chiesa

Tre patteggiamenti a 2 anni e 8 mesi e a 24 mesi. Negata a tutti la condizionale I carabinieri recuperarono venti chili di metalli preziosi pronti per la fusione

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PISA. Tre patteggiamenti, senza la sospensione della pena, per la banda arrestata nell’aprile 2013 con l’accusa di aver ricettato numerose opere d’arte rubate nelle chiese del Pisano.

Per Rinaldo Mannarino, 49 anni, domiciliato su Pisa, a cui veniva contestato anche il furto aggravato e Umberto Melani, 53 anni, di Lucca, il giudice Luca Salutini, con il consenso del pm onorario, Vincenzo Molinaro, ha inflitto 2 anni e 8 mesi. Pena di 2 anni per Liborio Tritto, 29 anni, operaio di San Piero a Grado difeso dall’avvocato Sara Baldini che assisteva anche Melani.

Segno della croce dopo il furto. Mannarino, difeso dall’avvocato Barbara Luceri, era quello che venne ripreso dalle telecamere mentre si faceva il segno della croce dopo aver consumato un furto in chiesa.

L’arresto da parte dei carabinieri di Pisa rappresentò il bis per due dei tre compari. Mannarino e Melani erano stati arrestati nel marzo 2013 a Forte dei Marmi sempre per furti negli edifici religiosi.

A Pisa vennero fermati alla stazione di Pisa al rientro da un sopralluogo in una chiesa a Piombino, quella dell'Immacolata. Secondo l’accusa, una volta in possesso del bottino trafugato nelle chiese, i tre si presentavano nei negozi "Compro oro" per vendere i beni rubati.

Furti e piste sataniche. I saccheggi nelle chiese avevano preoccupato gli ambienti religiosi per una possibile pista satanica che venne poi esclusa fin dalle prime battute. Tra febbraio e marzo 2013 la diocesi di Pisa aveva assistito impotente a un'escalation di furti in chiesa. Oggetti sacri e ornamentali spariti con un ritmo incalzante. Non solo in provincia. L'area dei colpi si era estesa anche ai territori di San Miniato, Firenze, Massa e Lucca.

La svolta. La pista giusta era stata imboccata quando i carabinieri avevano scoperto il vero domicilio di Mannarino che al momento del fermo a Forte dei Marmi non aveva rivelato. Era bastato presentarsi nel suo domicilio ed eseguire una perquisizione accurata per imbattersi in diverse ricevute riconducibili a negozi di "Compro oro" dove gli arrestati, da soli o insieme, avrebbero venduto, a più riprese, parte della refurtiva.

La tecnica. Stando ai carabinieri i tre si muovevano con un sistema sicuro per non dare nell'occhio: si spostavano in treno. Dopo aver individuato la chiesa da visitare, entravano e si mescolavano tra i fedeli. Ma senza intenzioni di preghiera. È capitato che i tre abbiano fotografato i "pezzi" di loro interesse (oggetti ornamentali, bassorilievi e decorazioni di tabernacoli in primis).

Compro oro. Chi li rubava - l’accusa di furto era solo per Mannarino – si nascondeva il volto con un passamontagna per non farsi riprendere in volto dalle telecamere. Oggetti danneggiati. Calici, lampade, coppe d'argento venivano portati con gravi danni ai "Compro oro".

Un modo, secondo gli inquirenti, per far passare l'oggetto come uno scarto di cui disfarsi e non ingenerare sospetti. Anche se dai commercianti, quasi tutti di Pisa, sarebbe stato lecito qualche dubbio sulla provenienza esclusivamente religiosa della merce.

L'intervento dei carabinieri portò al recupero di parte del bottino, quasi 20 kg tra oro e argento, scongiurandone la fusione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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