Il Tirreno

Pisa

Raduno in Ponte di Mezzo per difendere il Gioco

di Giovanni Parlato
Raduno in Ponte di Mezzo per difendere il Gioco

Dai combattenti sfida ai politici e invito ai cittadini: «Vedremo quanti siamo» Polemica sulle palestre: se anche una dovesse chiudere, niente combattimenti

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PISA. Un invito non solo ai combattenti, ma a tutta la città, a tutti i pisani, a chi ha a cuore le tradizioni per mostrare che il Gioco del Ponte è vivo e vuole continuare a vivere. Appuntamento domani alle 17 sul Ponte di Mezzo dove combattenti di Tramontana e Mezzogiorno si incontreranno e si abbracceranno e con loro ci saranno anche i cittadini. C’è chi parla di un flash mob, ma sicuramente l’iniziativa è un messaggio che viene inviato all’amministrazione comunale e a tutti i politici locali.

Nel corso di una conferenza stampa improvvisata ieri pomeriggio alle Logge dei Banchi, Antonio Pucciarelli, capitano di San Francesco e figura storica del Gioco, ha spiegato le ragioni di questa iniziativa. «Ci sentiamo come se fossimo in una terra di nessuno» ha detto Pucciarelli sottolineando come «per merito della politica nell’82 il Gioco è risorto», ma ora è quella politica ad essere sul banco degli imputati: «È giusto che ci sia la politica accanto, ma una buona politica, non la cattiva perché chi ha responsabilità politiche all’interno del Gioco deve dimenticare di essere un politico, deve dimenticare di essere di parte». Poi, Pucciarelli entra più nello specifico: «Abbiamo ottenuto le palestre e fatto salti mortali per mantenerle. La gente si è unita a noi, il Gioco è cresciuto, ma non si può andare avanti soltanto con i nostri sacrifici».

Pucciarelli non vuole fare nomi e parla genericamente di politica, ma qualcuno delle circa trenta persone - soprattutto combattenti - che sono arrivate alle Logge, urla un nome: «Garzella!» . E un altro: «Invece di fare interpellanze, question time perché non diceva quelle cose nel Consiglio degli Anziani di cui fa parte?». E un altro ancora: «Ha sbagliato il metodo, così ha scatenato i controlli dell’Asl». Così si viene al nodo della questione: «L’amministrazione comunale ci ha dato spazi e palestre. È vero che ci sono delle criticità, ma sono risolvibili e per questo occorre tempo».

Quindi, ha preso la parola Paolo Orsucci, generale di Mezzogiorno: «Oggi abbiamo una sede dove allenarci e le abbiamo rese vivibili. Le criticità vanno superate perché se anche una o due palestre dovessero essere chiuse il Gioco del Ponte non si fa. E tutto questo sta avvenendo a tre mesi dalla sfida sul Ponte di Mezzo». Orsucci e altri hanno ricordato quanto il Gioco abbia avvicinato e fatto conoscere le tradizioni alla città, di quanto i combattenti abbiano inciso sul sociale (per esempio, la donazione del sangue). «Non siamo solo pastasciuttari come vogliono fare credere - dice un signore -il Gioco è tradizione!».

«Se sul Ponte di Mezzo ci dovessimo ritrovare in poche persone, allora il Gioco del Ponte può anche finire - conclude Pucciarelli -, ma se saremo tanti di più ci dovranno ascoltare. Il Gioco del Ponte è della città, di chi ci segue, delle migliaia di persone che sono sulle spallette a tifare. Il nostro invito è a tutti loro, a tutti i cittadini, a chi tiene alle tradizioni di Pisa».

E non per caso, il luogo scelto è un luogo simbolo, il Ponte di Mezzo che unisce Tramontana e Mezzogiorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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