Il Tirreno

Pisa

Sapienza, appello da Giurisprudenza al rettore Augello

di Gianluca Campanella

PISA. Il consiglio di dipartimento di Giurisprudenza ha approvato ieri all’unanimità un documento che chiede di riportare «il futuro degli studi giuridici al centro del dibattito pubblico sul Palazzo...

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PISA. Il consiglio di dipartimento di Giurisprudenza ha approvato ieri all’unanimità un documento che chiede di riportare «il futuro degli studi giuridici al centro del dibattito pubblico sul Palazzo della Sapienza».

Lo spunto è la lettera scritta dai professori Umberto Breccia, Virginia Messerini, Alessandro Pizzorusso ed Eugenio Ripepe, che è stata pubblicata dal “Tirreno” sabato scorso e i cui temi sono riproposti nel testo approvato ieri dai docenti e dai rappresentanti degli studenti. Mentre le novità sono tre: la richiesta «al rettore di prendere ogni iniziativa per rappresentare anche presso l’opinione pubblica questa istanza che è da ritenere fondamentale non solo per il dipartimento ma per tutto l’Ateneo di Pisa e per l’intera città»; inoltre è in preparazione da parte del dipartimento, «alla luce dei risultati della perizia sulla Sapienza, di una proposta volta a garantire la piena identità e la massima efficienza di Giurisprudenza». Infine il fatto che in questa soluzione non si contempla lo sfratto della Bup, Biblioteca universitaria, ma la convivenza delle due realtà: «L’intento che ci anima è unicamente costruttivo e certamente alieno da ogni contrapposizione con istituzioni con le quali, per decenni, abbiamo condiviso il Palazzo senza frizioni e con reciproca utilità».

Dopo mesi di silenzio, parte dunque la reazione dei giuristi che lamentano un «dibattito pubblico prevalentemente concentrato sul futuro della Bup, ignorando – o quanto meno sottovalutando – lo smembramento subito dalla Biblioteca Giuridica e dalla comunità scientifica e umana che si raccoglie intorno al dipartimento di Giurisprudenza».

La Sapienza, di proprietà dell’Ateneo, è chiusa dal 29 maggio 2012 per criticità strutturali: ospitava l’allora Facoltà di Giurisprudenza e la Bup, quest’ultima sotto tutela del ministero dei beni culturali. Nel documento, «costruttivo» appunto, i giuristi si concedono solo una punta di malizia accostando l’interesse della città alle oltre 5mila persone che frequentavano il Palazzo prima della chiusura; come dire: ai negozianti che stanno fallendo interessano di più i nostri utenti numerosi o le poche centinaia della Bup?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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