Il Tirreno

Pisa

Caserme, accordo rivisto già tre volte

di Francesco Loi

Ripresi i contatti tra Comune, ministero e Demanio. Il nodo della differenza di valutazione e il ruolo del premier Renzi

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PISA. Sono ripresi lo scorso 5 febbraio i negoziati per il cosiddetto progetto caserme. Un altro tentativo, l’ennesimo, per sbloccare uno stallo che sbarra da almeno tre legislature i piani dell’amministrazione comunale. Che, a partire dalla trasformazione delle caserme (il distretto militare Curtatone e Montanara ora occupato, la Bechi Luserna sull’Aurelia e l’Artale di via Roma), vorrebbe impostare una “rivoluzione” urbanistica della città. Ma gli accordi, una volta sottoscritto l’accordo di programma il 13 luglio 2007 tra Comune, Agenzia del Demanio e ministero della Difesa, non hanno mai fatto passi in avanti. Sembrava possibile un’accelerazione all’inizio del 2012: da allora, però, e nel giro di un solo anno, la bozza di intesa è stata cambiata ben tre volte.

Maxi-permuta. Il progetto caserme è, in pratica, una maxi-permuta attraverso la quale il Comune entrerebbe in possesso delle tre caserme cittadine costruendo in cambio una nuova struttura e decentrando le funzioni militari del 6º Reggimento di manovra di stanza a Pisa. I terreni sono già stati individuati ad Ospedaletto, nelle vicinanze dell’aeroporto militare. Le tre caserme, invece, sarebbero essenziali nella visione di “nuovo” centro storico. La Bechi Luserna - dove ora sono concentrate le maggiori attività militari - è considerata strategica perché ospiterebbe il nuovo terminal dei bus turistici, a poche centinaia di metri dalla nuova offerta cultural-turistica dell’area della Cittadella (Museo delle navi, Cittadella Galileiana, eccetera). Invece per l’ex distretto militare è prevista una riconversione a fini residenziali e di servizi; mentre per l’Artale (parzialmente ancora utilizzata), che si trova a fianco dell’area del Santa Chiara e connessa al piano Chipperfield, le destinazioni d’uso sarebbero diverse (residenziale, ricettiva, commerciale).

La differenza. Il punto è che l’operazione è fatta di grandi numeri, non facilmente gestibili in una fase di crisi economica e del mercato immobiliare. La nuova caserma avrebbe un costo di oltre 77 milioni di euro. Le attuali caserme hanno il valore riportato nella grafica di questa pagina, con però stime al rialzo dell’Agenzia del Demanio nel 2010: in totale quasi 68 milioni di euro. Poichè la maxi-permuta dovrebbe essere a costo zero, questa differenza di circa 9 milioni è un nodo da risolvere. Si consideri anche che poi, per il recupero e la valorizzazione delle tre caserme del centro, servirebbero 105 milioni di euro.

L’accordo. Far combaciare gli interessi dell’una e dell’altra parte non è semplice. Emblematica la sequenza di scambi di incartamenti nel 2012. L’obiettivo è superare in qualche modo la differenza di 9 milioni. Per questo il Collegio di Vigilanza (Comune, ministero della Difesa, Agenzia del Demanio) studiano un’articolata soluzione che prevede: la divisione in tre lotti della costruzione della nuova caserma, l’associazione ad ogni lotto di una caserma del valore equivalente, il passaggio di proprietà della caserma “associata” alla consegna del lotto di lavori corrispondente. La sequenza del trasferimento di proprietà delle caserme sarebbe: Curtatone, Artale, Bechi. Avere subito la “Curtatone e Montanara” consentirebbe al Comune di inserire immediatamente la struttura, quale prima remunerazione, nel bando di gara per l’aggiudicazione dei lavori della nuova caserma. Dunque, un modo per alleggerire l’operazione da parte del soggetto privato e renderla possibile. E la differenza di valore? Compensata con un quarto lotto di lavori da individuare. La proposta viene formalizzata nel marzo 2012, con ministero e Demanio che devono a quel punto valutare ed esprimersi. Dopo qualche mese, a giugno, il ministero riformula la proposta secondo modalità non condivise dal Comune. L’amministrazione, ad agosto, rimanda la bozza di accordo riportandola ai contenuti iniziali.

Nuovi passi. Si salta poi al luglio 2013, il ministero cerca altre soluzioni meno costose rispetto ad Ospedaletto (dove occorrono espropri), ma senza trovarle. Nel frattempo il sindaco Marco Filippeschi invia dossier ai governi Monti e Letta per sollecitare nuovi interessi. Lo scorso 5 febbraio, in Comune, c’è stato un incontro convocato da Filippeschi con il ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio. Si pensa ora ad un bando per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di gruppi e cordata. A Palazzo Gambacorti si spera possa essere un nuovo inizio. E si attende di sapere anche chi sarà il nuovo ministro della Difesa. Il premier Renzi potrebbe dare una mano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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