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Caso Ragusa: restituiti alla famiglia i pigiami di Roberta
Con la chiusura dell’inchiesta il materiale analizzato dal Ris dei carabinieri ritorna in casa Logli
PISA. Saranno restituiti a breve dai carabinieri ai familiari gli effetti personali e gli indumenti appartenuti a Roberta Ragusa. Tra il materiale repertato dal Ris ci sono anche tre pigiami di colore rosa che l’imprenditrice di Gello, scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2014, aveva nel suo guardaroba e sui quali sono state svolte le analisi alla ricerca di tracce biologiche utili alle indagini.
La riconsegna dei campioni sottoposti ad accertamenti da parte dei militari del reparto investigazioni scientifiche di Roma è un’ulteriore conferma della definitiva chiusura delle indagini sulla sparizione della donna per la quale è indagato il marito, Antonio Logli, con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere.
Il fronte delle ricerche del corpo è ormai un filone esaurito. E anche l’attività di acquisizione di testimonianze è completata con i verbali dei principali protagonisti apparsi sulla scena da Loris Gozi a Filippo Campisi a Silvana Piampiani. Sull’ultima teste è in corso di valutazione una perizia medica circa la successiva utilizzabilità delle dichiarazioni della donna, che ha un deficit uditivo importante, in un eventuale processo. In alcune parti del suo racconto confermerebbe la versione di Gozi circa la presenza di Antonio Logli in via Gigli dalle 00,30 ad almeno l’1,30 intento a litigare con una donna. Orari in cui l’uomo ha sempre sostenuto di essere rimasto a letto, salvo poi alzarsi alle 6,45 di sabato 14 gennaio senza trovare la moglie al suo fianco.
Sorprese investigative non ce ne sono. C’è una buona scorta di indizi, nessuna prova schiacciante e, soprattutto, la necessità che la Procura scelga su quale piano giocare la sua partita contro l’unico sospettato per la morte di Roberta Ragusa. Le ipotesi, da definire entro il 7 maggio, termine ultimo per la chiusura delle indagini, sono la richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio. Ma per quale reato? Secondo l’Arma impostare un processo contestando a Logli l’omicidio preterintenzionale (decesso avvenuto durante una lite senza la volontà di uccidere) avrebbe qualche carta in più rispetto a un giudizio per omicidio volontario che, come ha sempre sottolineato la Procura, in assenza di un corpo significa infilarsi in un ginepraio con altissime probabilità di uscire malconci. Che per la pubblica accusa vuol dire assistere alla lettura di una sentenza di assoluzione.
Intanto, i tre pigiami rosa di Roberta stanno per tornare a casa Logli. Sono diventati il simbolo di una sparizione ancora senza un finale. In qualche verbale e nelle rielaborazioni di chi ha messo a fuoco i fotogrammi di quella notte ricorre l’immagine di una donna che esce dall’abitazione di via Dini indossando un pigiama rosa. (p.b.)
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