Il dolore
Parroco-detective fa bloccare un ladro
Dopo aver visto tipi sospetti vicino alla chiesa ha telefonato alla polizia guidando gli agenti sulle tracce dei malintenzionati
PISA. Sorride per l'etichetta di parroco-detective. Di sicuro ha l'occhio allenato nel riconoscere i balordi che gravitano intorno alla sua parrocchia. Delinquenza di piccolo cabotaggio irretita dalle offerte lasciate dai fedeli e stuzzicata dai possibili "tesori" artistici custoditi nella chiesa romanica che si staglia nella sua solitaria bellezza tra i prati di San Piero a Grado.
Lui è don Antonio Pyznar, 56 anni, religioso polacco, dal 25 novembre del 1990 al 31 agosto 2009 alla guida della parrocchia di San Prospero e San Giorgio a Navacchio. Da due anni è a San Piero a Grado.
"Mi sarà capitato di far arrestare almeno una decina di persone - confessa al Tirreno -. Qualcuno l'ho lasciato andare via. Mi faceva pena. Mi ricordo di un giovane di 22 anni di Torino sorpreso a rubare in chiesa. Disse che gli servivano per pagare l'affitto".
L'ultima "operazione" di don Antonio è andata in porto all'ora di pranzo. Ha notato dei tipi sospetti intorno alla sua abitazione in parrocchia e ha chiamato la polizia. I tre si sono allontanati dopo aver tentato un'intrusione dalla siepe. Poi sono tornati. Don Antonio non si è fatto sorprendere. Era sempre guardingo e pronto a cogliere ogni dettaglio al punto da guidare, attraverso il telefono, i poliziotti nell'inseguimento dell'auto di cui si era appuntato il numero di targa. Due malviventi sono riusciti a fuggire, mentre un terzo, tunisino senza fissa dimora, è stato fermato e denunciato per possesso di oggetti atti allo scasso. La macchina, una Bmw, è stato sequestrata.
"Ormai ho sviluppato una certa sensibilità verso chi si aggira nei dintorni della parrocchia - spiega don Antonio quasi a voler sottolineare quanto sia diventato bersaglio dei ladri -. Erano circa le 13,15 quando ho notato un giovane maghrebino che stava passeggiando vicino alla mia abitazione. Era a qualche metro di distanza. Guardava la casa, poi maneggiava il telefonino. Insomma, aveva un atteggiamento che non mi piaceva. A un certo punto ho sentito un'auto fermarsi. Sono scese due persone, con ogni probabilità erano connazionali di quello già presente. Li ho visti che si stavano aprendo un varco nella siepe di alloro. Quando si sono accorti di me sono scappati".
Don Antonio ha chiamato all'istante il 113 per segnalare protagonisti e scena poco rassicuranti. "Non so perché, ma dopo qualche minuto sono tornati - riprende il parroco -. E poi sono scappati ancora. Ho preso il numero di targa e ho chiamato per la seconda volta la polizia. Nel frattempo stava arrivando la volante e così ho potuto aggiornare in diretta gli spostamenti della macchina in fuga". Uno l'hanno preso e per merito del sacerdote che è stato ringraziato dagli agenti per i preziosi consigli.
L'intrusione è stata sventata per la determinazione di don Pyznar. Stesso risultato a buon fine con il recupero del bottino arraffato in chiesa da due balordi italiani che avevano rubato 112 euro di spiccioli il giorno di Santo Stefano del 2013 con una lenza calata nella cassetta delle offerte. Il parroco se ne era accorto guardando le telecamere puntate nei posti più vulnerabili della basilica. E anche in quel caso la chiamata tempestiva di don Antonio, stavolta ai carabinieri, fu fondamentale. Li arrestarono sul bus, sul quale erano saliti per una fuga da comiche.
"Se la gente non si muove e non segnala è ovvio che andrà sempre tutto male - riflette il parroco -. Il principio di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, per me diventa di non far succedere agli altri quello che non vuoi che succeda a te".
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