La manifestazione
L’ex distretto “liberato” dall’incuria
Blitz del Municipio dei Beni Comuni nella “Curtatone” chiusa da vent’anni. Si replica l’esperienza del Colorificio
PISA. Più che di occupazione parlano di liberazione. Di restituzione alla città di uno spazio oscurato da vent’anni di oblìo. L’hanno battezzata “Distretto 42” la nuova sfida lanciata nel solco dell’esperienza dell’ex Colorificio Toscano, conclusa con una sentenza di sequestro e relativo sgombero. Distretto perché rappresenta l’origine del luogo, 42 per il richiamo all’articolo della Costituzione sulla proprietà per fini di utilità sociale
Stavolta il Municipio dei Beni Comuni si è spostato dalla periferia al centro scegliendo come base l’ex distretto militare “Curtatone e Montanara” di via Bruno.
Il blitz. Alle 6 di ieri mattina l’immensa volumetria del quartiere San Martino si è rianimata con le presenze di almeno un centinaio di attivisti. Una porticina laterale è stata il varco di un ingresso che nel giro di qualche ora ha trasformato quella che era una giungla nel cuore d’asfalto pisano in una porzione di verde. Volenterosi apprendisti giardinieri si sono dati da fare nella sistemazione di un ambiente degradato. Per le prime notti ci sarà anche chi resterà a dormire e presidiare l’immobile “occupato”.
I progetti. Chiuso dal 1994, l’ex distretto militare occupa una superficie di 12mila metri quadrati, di cui 8mila di parco. Un polmone verde pietrificato da vent’anni con la vegetazione degenerata in foresta. Da anni il Comune ha impostato il “Progetto caserme” che ancora non parte anche a causa degli ostacoli incontrati a livello ministeriale. La proposta consiste in una maxi permuta per cui Palazzo Gambacorti entrerebbe in possesso delle tre caserme cittadine (Artale, Curtatone e Montanara e Bechi Luserna) costruendo in cambio una nuova struttura in terreni già individuati ad Ospedaletto. Per l'ex distretto militare è prevista una riconversione a fini residenziali.
Le attività. Il blitz di chi si riconosce nella geografia socio-culturale espressa da Municipio dei Beni Comuni non vuole essere un’occupazione per barricarsi a difesa di un’utopia. Ma, al contrario, nelle intenzioni dei promotori, mira a liberare un patrimonio da mettere a disposizione delle varie anime cittadine. Oggi alle 18 verrà illustrato il dossier “Riconversioni urbane” con una carrellata di ipotesi sull’utilizzo, la riqualificazione e le potenzialità inespresse di spazi verdi e urbani in centro. L’agenda dei nuovi inquilini è ricca. E ricalca quella dell’ex Colorificio Toscano con i laboratori artigianali e la socialità attraverso corsi per immigrati, cinema e incontri culturali. Ma con una sottrazione. Le attività musicali non avranno la stessa frequenza e intensità di quelle promosse nei capannoni periferici di via Montemagno. Gli attivisti non vogliono creare frizioni con i residenti. Anzi. Un giorno alla settimana, il giovedì, verrà aperto un punto di ascolto sui problemi del quartiere. «Questo è uno dei luoghi che meglio di altri rappresentano le troppe contraddizioni di una politica urbanistica che esclude i cittadini, ammettendo invece opache logiche di speculazione e profitto – spiegano dal Municipio dei Beni Comuni –. Alzi la mano chi sapeva dell'esistenza di un parco di quasi 8mila metri nel cuore del quartiere San Martino. Uno spazio a verde recluso addirittura alla vista dei cittadini pisani, fino a ieri luogo di degrado e ventennale abbandono, da questa mattina spazio di socialità e cultura alla cui costruzione tutti sono chiamati a partecipare».
Il confronto. L’occupazione-liberazione è un pungolo anche verso l’amministrazione a cui viene chiesto di prendere posizione visto il futuro ruolo del Comune nel definire la destinazione delle volumetrie. L’assessore alla Cultura, Dario Danti e quello all’Urbanistica, Ylenia Zambito si sono detti disponibili al confronto. Con il Municipio dei Beni Comuni “Pisa esce dal grigiore” è lo slogan impresso sullo striscione all’ingresso del distretto che di militare da ieri mattina ha solo il passato.
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