Il Tirreno

Pisa

È uno dei tasselli del progetto caserme

di Francesco Loi
È uno dei tasselli del progetto caserme

Il Comune spinge da anni per chiudere l’accordo, ma serve l’ok del ministero della Difesa

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PISA. Il distretto militare è uno dei tasselli del cosiddetto progetto caserme. Uno degli snodi di una rivoluzione urbanistica che, sin dalle giunte Fontanelli, l’amministrazione comunale considera decisiva. Il progetto caserme è, in pratica, una maxi-permuta attraverso la quale il Comune entrerebbe in possesso delle tre caserme cittadine (distretto militare, Artale di via Roma, Bechi Luserna sull’Aurelia) costruendo in cambio una nuova struttura - in terreni già individuati ad Ospedaletto, non a caso nelle vicinanze dell’aeroporto militare - a beneficio del 6º Reggimento di manovra, di stanza a Pisa. Tanti incontri e negoziati, ma nessuna firma sugli atti.

Anche se il 5 febbraio scorso, in Comune, c’è stato un incontro convocato dal sindaco Marco Filippeschi con il ministero della Difesa (gen. Lo Conte) e l’Agenzia del Demanio che potrebbe rappresentare, questo almeno l’auspicio di Palazzo Gambacorti, un nuovo inizio.

Soprattutto la Bechi Luserna è considerata strategica perché dovrebbe ospitare il nuovo terminal dei bus turistici, oltre ad essere inserita nel contesto della nuova offerta cultural-turistica dell’area della Cittadella (Museo delle navi, Cittadella Galileiana, eccetera). Invece per l’ex distretto militare è prevista una riconversione a fini residenziali e di servizi; mentre per l’Artale, a fianco dell’area del Santa Chiara e connessa con il piano Chipperfield, le destinazioni d’uso sarebbero diverse (residenziale, ricettiva, commerciale).

Filippeschi è tornato più volte a bussare alle porte dei vari governi. Il dossier delle questioni ancora aperte con Roma è stato mandato sia al premier Monti che al successore Letta. In una lettera all’ex ministro della Difesa, l’ammiraglio De Paola, il sindaco sollecitava l’attuazione dell’accordo di programma sulle caserme firmato nel 2007. «Il ritardo nell’attuazione dell’intesa - scriveva - non trova nessuna giustificazione accettabile».

Le dimensioni dell’investimento sono notevoli: 70 milioni di euro la nuova caserma, 105 milioni il recupero delle tre caserme. Si tratta ora, come emerso anche nell’incontro del 5 febbraio, di trovare una soluzione per rendere fattibile l’operazione. L’idea sarebbe quella di lanciare una manifestazione d’interesse rivolta a gruppi (cordate costruttori-finanziatori) che potrebbero sostenere la maxi-permuta. Sarebbe il passo prima del bando vero e proprio.

«Una deprimente situazione kafkiana», è la definizione di Filippeschi rispetto alla vicenda caserme. «Un esempio purtroppo di uno Stato che non funziona. Ad oggi si è mancata l’occasione di tentare un’operazione solo vantaggiosa per lo Stato, realizzando senza spendere un euro, con una permuta, una grande opera pubblica necessaria sia al sistema di difesa che si deve razionalizzare, sia alla città che si vedrebbe restituire tre aree pregiate, con recupero e riuso degli edifici per residenze, servizi, piazze e tanto verde».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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