Il Tirreno

Pisa

Prestito sociale, la promessa mancata

di Gianluca Campanella

La Regione garantì la restituzione dei soldi attraverso lavori socialmente utili, ma ora questa modalità viene esclusa

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PISA. Abbiamo ripercorso la storia normativa del prestito sociale e negli atti ufficiali non c’è mai traccia di un ripensamento o giravolta. Invece, da pochi giorni la possibilità di restituire i 3mila euro attraverso lavori socialmente utili è scomparsa. Il “Tirreno”, infatti, ha documentato nell’edizione di domenica scorsa che circa 500 persone sono rimaste beffate: a settembre 2013 la Regione aveva bandito fino a 150mila euro per l’area pisana che dovevano servire per l’inclusione sociale; chi fosse in situazioni di particolare difficoltà o fragilità socio-economica, poteva presentare un progetto (dal compenso del notaio per avere una licenza commerciale alla formazione per la riqualificazione professionale) che serviva a ripartire. Bene, il prestito poteva essere restituito anche con lo «svolgimento di attività di utilità sociale». Ma quando i vari candidati sono stati chiamati nei centri d’ascolto per la valutazione del progetto, hanno scoperto l’amara verità: accettiamo solo contanti, rateizzabili fino a un massimo di 36 mesi.

Una nota dell’assessorato regionale al Welfare prova a chiarire: «La valutazione deve tener conto della finalità del progetto di consentire il superamento di una situazione di difficoltà temporanea e contingente che quindi implica in via ordinaria una capacità di restituzione monetaria».

Pertanto i lavori sociali sono un salvagente qualora il progetto fallisca, per evitare che il candidato si indebiti ulteriormente. Ma è davvero così? Parrebbe di no a rileggere il Bollettino ufficiale della Toscana: il 27 dicembre 2012 la Regione vara la Finanziaria 2013: all’articolo 60 si stanziano 5 milioni in tutto per «l’inclusione sociale e la lotta alla povertà». E il 23 aprile 2013 il governatore Enrico Rossi ne emana il “Regolamento d’attuazione” (Dpgr 17/R/2013). Ora bisognerà annoiarci un attimo con i vari commi dell’articolo 6: il terzo dice che per l’erogazione del sostegno finanziario «è esclusa la richiesta di garanzie sotto qualsiasi forma». Il quarto prevede che «la restituzione avviene in forma rateale». E fin qui non ci sono dubbi interpretativi. Attenzione al quinto: «In alternativa a quanto disposto dal comma 4, il progetto di inclusione sociale può prevedere lo svolgimento da parte del beneficiario di attività di utilità sociale». Ma il lavoro utile lo posso mettere in conto o è solo il famoso salvagente se non ce la dovessi fare? Ci pensa il comma 6 a rispondere: «Il progetto di inclusione sociale può prevedere che il beneficiario del sostegno utilizzi alternativamente le modalità di restituzione di cui ai commi 4 e 5 anche nella fase di attuazione del progetto stesso». Il testo è cristallino: “anche” durante il progetto posso restituire con lavori sociali. Così, il 2 settembre 2013 esce il bando ragionale per il prestito sociale e nel preambolo (la cosiddetta “narrativa”) si fa esplicito riferimento al Dpgr 17/R/2013, cioè quello che contiene le parole magiche: «anche nella fase di attuazione del progetto stesso». Riferimento, però, non significa citazione, potrebbe obiettare un azzeccagarbugli. Allora l’agenzia informativa della Regione, “Toscana Notizie”, tre mesi dopo ribadisce il concetto: «La restituzione del denaro potrà avvenire, in alternativa a quella rateale prevista dal piano personalizzato, anche attraverso lo svolgimento di attività socialmente utili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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