Il Tirreno

Pisa

Arno, Scolmatore decisivo «Ma l’opera va potenziata»

di Luca Lunedì
Arno, Scolmatore decisivo «Ma l’opera va potenziata»

Il vicesindaco Ghezzi fa il punto dopo lo scampato pericolo di esondazione «I fondi per intervenire ci sono, la Provincia ora acceleri le procedure»

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PISA. Passata la grande paura per le piene dell’Arno dei giorni scorsi, è il momento di tirare le somme e fare un primo bilancio. La risposta delle istituzioni è stata pronta? L’emergenza ha inciso sulla vita della città? A queste e ad altre domande ha risposto il vicesindaco Paolo Ghezzi con delega alla Protezione civile. Di sicuro lo Scolmatore ha salvato Pisa. Per Ghezzi «l’opera va potenziata, i fondi ci sono e la Provincia deve accelerate le procedure».

Situazione attuale. Facendo una carrellata sulle due settimane che hanno tenuto, letteralmente, la città con l’acqua alla gola, Ghezzi rassicura: «Abbiamo dovuto affrontare due emergenze distinte e però collegate: da una parte l’Arno in piena, dall’altra le continue piogge hanno prodotto piccoli allagamenti diffusi. Ma adesso la situazione è sotto controllo, la quota è 2 metri sul livello del mare». Il pericolo però non è del tutto scampato. «Il bacino dell’Arno è saturo – continua il vice sindaco – se dovessero arrivare nuove e copiose piogge avremo ancora una situazione di criticità. Sarebbero necessari diversi giorni di buon tempo per permettere al sistema complessivo di tornare drenante».

Resteranno al loro posto almeno fino a fine mese i panconcelli sulle spallette. Su quello sparito l’assessore annuncia il ricorso alle telecamere per individuare i responsabili: «Hanno attentato alla sicurezza della città».

Cosa è successo. Ricostruendo quanto accaduto nelle ultime settimane: «Abbiamo agito con soluzioni differenti su condizioni differenti: il 31 gennaio avevamo un allerta meteo ma era indicata come “criticità moderata”, di questo genere ne arrivano una decina l’anno, ma ci siamo trovati ad affrontare invece una situazione più grave. In poche ore siamo dovuti saltare alla terza parte del piano di emergenza». A questo sono state quindi dovute le misure più restrittive durante la prima piena (chiusura delle scuole e della città). «Durante la seconda piena avevamo un allerta classificata come “criticità elevata”, di queste ne arriva una ogni 4-5 anni. Eravamo più preoccupati ma anche più preparati: da una parte avevamo già i dati di pochi giorni prima e avevamo in campo gli strumenti adatti. Le piene a monte sono state più elevate di quelle previste ma sono state compensate da piene laterali minori».

Le critiche. Ghezzi poi risponde ad alcune critiche: «Nella sala operativa della protezione civile e nel centro coordinamento soccorsi in prefettura monitoravamo i livelli a monte, prima che si riflettessero in città passava un’ora, avevamo il tempo per far allontanare le persone dai ponti e dai lungarni».

Numeri e uomini. Durante il periodo delle emergenze sono stati impiegati 40 agenti di polizia municipale, 15 coordinatori reperibili del Comune, 70 volontari delle associazioni di volontariato che hanno messo a disposizione 20 mezzi. «Voglio ringraziare tutti i soggetti coinvolti, dalla Croce Rossa alla Pubblica Assistenza, la Protezione civile e tutti i mezzi d’informazione».

Scolmatore. In chiusura Ghezzi avverte: «La sicurezza della città è dipesa, e continua a dipendere, dal funzionamento dello Scolmatore. Il progetto prevede che funzioni a 1400 metri cubi al secondo, in questi giorni ha funzionato al massimo a 600. I fondi regionali (oltre 50 milioni) sono già previsti ma bisogna al più presto finire tutte le opere anche perché la piena dell’Arno è un evento non frequente ma nemmeno eccezionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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