Il Tirreno

Pisa

Quel trittico di Francesco Traini ricordato da Vasari

di Maurizia Tazartes
Quel trittico di Francesco Traini ricordato da Vasari

Unico dipinto firmato dal maestro pisano, è custodito di fronte al capolavoro del collega senese Simone Martini

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di Maurizia Tazartes

PISA

Un pisano eccellente c'era in quel Trecento, in cui a brillare a Pisa erano pittori stranieri: si tratta di Francesco Traini, documentato dal 1315 al 1349.

Il Trittico di San Domenico. Traini è l'autore di un dipinto spettacolare, il cosiddetto Trittico di San Domenico, che nella prima grande sala del Museo di San Matteo sta di fronte al polittico capolavoro del maestro senese Simone Martini. Sono i due gioielli assoluti del museo.

Il Trittico di San Domenico (tavola centrale, cm 175 x 74; laterali, cm 163 x 93 ciascuno), ricordato da Giorgio Vasari nel Cinquecento, è l'unica opera firmata di Traini ed è stata realizzata tra il 1344 e il 1345.

Geometria delle forme. Destinato in origine alla chiesa di Santa Caterina, colpisce per la lucentezza dell'oro e la geometria delle forme. Era stato ordinato da messer Giovanni di Coco, Operaio dell'Opera del Duomo di Pisa in nome di messer Albizzo delle Statere dei Casapieri, che nel testamento del 1336 aveva lasciato una cospicua somma per arredare la sua cappella nella chiesa.

Il diligente Operaio aveva pagato il pittore "Francesco del fu Traino" in due partite, il 24 aprile 1344 e il 15 gennaio 1345. Il 9 luglio 1345 l'opera era conclusa. Poi, i soliti smembramenti settecenteschi e la ricomposizione ottocentesca nel museo.

Otto formelle e cinque cuspidi. Otto piccole storie in altrettante formelle dei laterali raccontano la vita del santo, che spicca al centro come un'icona, il giglio in una mano, nell'altra un libro in cui si legge: "Venite Filii audite me. Timorem domini docebo vos" (Venite Figli e ascoltatemi. Vi insegnerò il timore di Dio). Cinque cuspidi con il Redentore benedicente e i profeti Daniele, Isaia, Geremia ed Ezechiele incoronano il complesso.

Le otto storie raffigurano: a sinistra 1) la madre del santo sogna un cane con una fiaccola in bocca, mentre due ancelle lavano il neonato; 2) il papa Innocenzo III vede in sogno san Domenico che sorregge il Laterano crollante; 3) i Santi Pietro e Paolo consegnano al santo il bastone e il Vangelo; 4) San Domenico dimostra agli eretici di Montreal come i libri sacri non brucino; a destra 5) San Domenico resuscita Napoleone Orsini morto per una caduta da cavallo; 6) il santo salva un gruppo di pellegrini inglesi naufragati nell'attraversare la Garonna 7) il priore di Brescia sogna l'anima di san Domenico trasportata in cielo dagli angeli che salgono due scale sostenute da Cristo e dalla Madonna; 8) le esequie del santo.

La tenzone tra gli storici. Una narrazione vivace e spigliata, su cui gli storici dell'arte si sono accapigliati per decenni. Perché? Per la lieve differenza stilistica e culturale tra le prime quattro storie e le seconde, che apparirebbero più dinamiche e con accenti caricaturali.

Cambio di linguaggio. Come mai - ci si è chiesti - il pittore che dipinge di persona l'opera nel giro di soli due anni cambia così il suo linguaggio? C'è chi ha ipotizzato la pittura del trittico in due tempi, pur ravvicinati, con un primo periodo, corrispondente alle prime quattro storie, sotto l'influenza della pittura fiorentina, e un secondo con accenti più padani ed emiliani.

Artista raffinato. Traini è un pittore raffinato, attento a ciò che succede intorno a lui e che, nell'arco di quei due anni, pur non cambiando stile, ha accolto nuovi stimoli provenienti da più parti in una città cosmopolita come Pisa. Un bravo artista non rimane fermo, si evolve, fiuta, respira.

Lo sguardo rivolto a Lorenzetti. E lui guarda ai senesi Lorenzetti, agli scultori contemporanei, a ciò che succede nel grande cantiere del Camposanto, in particolare alle forme estrose e burlesche di Buffalmacco, il grande autore del Trionfo della Morte, del Giudizio Finale e Inferno, della Tebaide, reduce da esperienze bolognesi, da cui deriva forse l'umore grasso e il crudo realismo delle sue drammatiche composizioni. E non è escluso che Traini abbia collaborato con lui.

L’attività di miniatore. Ma c'è anche l'attività di miniatore dell'artista pisano, che lo porta a caricare di grottesco i suoi dipinti. È recente la scoperta di un Antifonario trecentesco miniato conservato nella Liverpool University Library, di sicura provenienza pisana, attribuito a Traini e alla sua scuola sulla base di confronti stilistici con il Trittico di San Domenico. Appartenuto a Lady Pauline Trevelyan, amica di Ruskin ed entrato nella Library americana nel 1950 dopo alcuni passaggi di mano, il codice è il più antico esemplare dell'Ufficio domenicano della Corona di spine di Cristo e si lega all'arrivo a Pisa della reliquia della spina e alla nuova intitolazione della chiesa di Santa Maria "del Ponte Nuovo" in Santa Maria della Spina.

Altre opere. Il Trittico di San Domenico è una delle ultime opere dell'artista, la cui biografia e il cui catalogo si sono arricchiti nel tempo di documenti e opere. È possibile che il pittore abbia messo lo zampino in alcune figure del grandioso dipinto con il Trionfo di San Tommaso d'Aquino, ancora oggi vanto della chiesa di Santa Caterina, attribuitogli da Vasari e dalla critica successiva riferito al senese Lippo Memmi.

Polittici sparsi. Di Traini sono alcuni importanti elementi di polittici sparsi in musei stranieri e italiani come la Madonna col Bambino e sant'Anna del Museo di Princeton, cui si legherebbero un San Paolo del Museo di Nancy e un San Gregorio già a Londra, opera databile tra il 1325 e il 1330, il San Michele del Museo Guinigi di Lucca e alcune tavole del Museo di San Matteo come la Madonna col Bambino giunta dall'Opera del Duomo e i Santi Paolo, Giovanni Battista, Rosalia, Pietro, ancora legate alla formazione senese. Aperto è il problema della Crocifissione affrescata in Camposanto: è sua o no?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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