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Pisa

Energia prodotta dalla canna comune

Energia prodotta dalla canna comune

I ricercatori del Land Lab dell'Istituto di Scienze della Vita (Scuola Sant'Anna) hanno dimostrato come la sua biomassa sia un'eccellente soluzione "low cost" preferibile rispetto a quella del mais per ricavare biogas a basso impatto ambientale

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È possibile ottenere biogas utilizzando la canna comune. Lo dimostra la ricerca condotta in Italia dal Land Lab (Agricoltura, ambiente, territorio) dell'istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Bioresource Technology, ha dimostrato come la biomassa della canna, proprio la canna comune, possa dimostrarsi un'eccellente soluzione per produrre biogas a basso impatto ambientale. Durante recenti analisi effettuate nel Centro di ricerca interuniversitario biomasse da energia (Cribe) di San Piero a Grado (Pisa) la canna ha fatto registrare un'elevata capacità di produrre metano, in particolare se soggetta al doppio raccolto durante l'anno e può quindi costituire un'interessante alternativa all'impiego del mais, coltura annuale molto usata nell'alimentazione dei 'biodigestorì per la produzione di biogas, ma il cui impatto ambientale è decisamente superiore rispetto a quello della canna, che invece appare particolarmente indicata per produrre biogas nell'area mediterranea perchè ha una grande potenzialità produttiva come biomassa per uso energetico ed è una specie 'poliennalè capace di restare produttiva per 10-15 anni. Richiede inoltre bassi input tecnici e agronomici e ha un'ottima adattabilità a terreni marginali. Infine, non essendo utilizzata per l'alimentazione umana non sottrae terreno fertile per produrre cibo.

I ricercatori del Land Lab sotto la guida di Enrico Bonari studiano da anni le possibili biomasse utilizzabili per produrre energia elettrica, termica e biocarburanti. Il biogas è un biocombustibile gassoso che si ottiene da una fermentazione microbica, indicata anche come “digestione anaerobica”, della biomassa, che sia vegetale, animale e residuale, ed è costituito principalmente da biometano (50-70%) che è la vera sorgente energetica. Il prodotto della digestione microbica può essere utilizzato direttamente al posto dei combustibili fossili per produrre elettricità e calore, oppure per il contenuto in biometano che, isolato, può essere utilizzato come biocarburante per la rete dei trasporti o introdotto nella rete del gas naturale. I ricercatori pisani valutano la possibilità di utilizzare come substrati per la digestione anaerobica anche altre biomasse residuali, come le sanse, le vinacce, le bucce di pomodoro, i panelli di spremitura delle alghe, i materiali lignocellulosici, gli oli vegetali, i grassi animali, la carta da macero per contribuire, spiegano, «in maniera 'sostenibilè ed economicamente interessante al corretto sviluppo delle tecnologie energetiche alternative e sviluppare un'agricoltura a ridotte emissioni di carbonio».

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