Il Tirreno

Pisa

L’emergenza stavolta non blocca la città

di Pietro Barghigiani
L’emergenza stavolta non blocca la città

L’Arno ha toccato il livello massimo di 4,98 metri. Ponti e Lungarni chiusi solo per due ore nella fase più critica

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PISA. Con la piena è passata anche la paura. L’Arno ha attraversato la città sfilando a un soffio dai 5 metri in linea con il livello del 31 gennaio. Quello fu il giorno dell’acqua alta che non ti aspetti. E, infatti, era dal 1992 (5,30 mt)che il fiume non mostrava un volto così minaccioso.

Il ricordo del 31 gennaio. Dodici giorni fa la città fu bloccata con scuole e uffici chiusi. Nella notte si muovevano le sagome dei paracadutisti della Folgore schierati nell’installazione delle paratie sulle spallette sui Lungarni. Uno scenario che più voci ritennero eccessivo.

Piena bis. Ieri l’Arno si è ripresentato con il suo moto impetuoso, ma il centro non ne ha risentito nella sua quotidiana operosità. Nessun divieto di accesso. La sola eccezione si è avuta dalle 10,40 alle 12,30 circa con la chiusura dei ponti e dei Lungarni in occasione del passaggio della piena. Un disagio accettato da chi vive e lavora in centro senza innescare polemiche.

Niente paralisi. «L’altra volta è stata un’allerta improvvisa – spiega il prefetto Francesco Tagliente dalla notte nel suo ufficio a Palazzo Medici –. Oggi (ieri, ndr) eravamo preparati con le opere di sicurezza già predisposte. Fino all’ultimo con il Comune eravamo incerti sulla chiusura delle scuole. Poi abbiamo deciso di gestire l’emergenza, ma senza paralizzare la città. La preoccupazione è passata, anche se restiamo vigili e continueremo a seguire nelle prossime ore l'evolversi della situazione seguendo con attenzione i livelli dell'Arno».

Riunioni nella notte. Tagliente ha tenuto diversi riunioni, iniziando nella notte, con il centro di coordinamento dei soccorsi allestito in prefettura. Resta anche per i prossimi giorni il monitoraggio costante e nel primo pomeriggio è stata sciolta l’unità di crisi al lavoro senza interruzioni dall'una. «Ringrazio la Folgore e tutto il sistema della protezione civile che ha lavorato nelle ore notturne per limitare il più possibile il disagio della popolazione» sottolinea il prefetto. Dalle 4 di ieri mattina oltre 115 militari dell'esercito sono stati impegnati sui Lungarni per rinforzare, con sacchetti di sabbia, le paratie che avevano contribuito a montare il 31 gennaio.

Museo San Matteo. Dario Matteoni ha trascorso la mattinata «facendo la spola tra i musei nazionali di Palazzo Reale e di San Matteo», di cui è direttore: «Noi siamo tranquilli, perché la parte più sensibile del nostro patrimonio artistico (come dipinti, tavole e altro) sono al piano superiore e non ci sono situazione a rischio». In ogni caso, dalla piena di fine gennaio, l’ingresso dei musei è stato “attrezzato” con sacchetti di sabbia pronti a essere «predisposti in modo da impedire all’eventuale acqua di entrare: questo perché se l’Arno tracimasse non danneggerebbe le opere d’arte, ma comunque farebbe danni agli ambienti». L’associazione Amici della Biblioteca universitaria ne approfitta per contrastare l’idea di spostare una parte del patrimonio librario dalla Sapienza al San Matteo: «Facile portare su 200 quadri, ma per mettere in salvo 80mila libri il tempo non sarebbe bastato».

Arno in oscillazione. In tarda mattinata l’Arno si era stabilizzato a 4,86 metri, quando il massimo del 31 gennaio fu di 4,91 metri. La stessa portata, ma percepita con minore apprensione. Alle 16,20 lieve aumento a quota 4,98 metri. A monte i livelli a quell’ora erano in discesa e a Fucecchio si collocavano sotto la soglia di guardia. Sul Ponte di Mezzo l’attrazione dell’acqua alta ha attirato di nuovo centinaia di persone. Una delle curiosità è stata anche quella di assistere al passaggio di ciò che portava la corrente. Tronchi e rami rientrano nella norma e non fanno effetto. È capitato, però, di vedere anche un prefabbricato in lamiera viaggiare spedito per schiantarsi sotto l’arcata del Ponte di Mezzo. Quello che è rimasto ha proseguito il suo corso verso il mare. Frenato a Boccadorno dal libeccio che si è alzato nel tardo pomeriggio.

(ha collaborato

Gianluca Campanella)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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