Il Tirreno

Pisa

Per prostituirsi va pagato il pizzo a una transessuale

di Luciano Bartalini
Per prostituirsi va pagato il pizzo a una transessuale

Il racconto di alcune straniere che sostano lungo via Traversagna a Migliarino: «Il prezzo per conquistarsi un pezzo di strada può toccare anche 13mila euro»

2 MINUTI DI LETTURA





VECCHIANO. Prostituirsi non per obbligo ma per libera scelta, basta pagare il pizzo alla trans che tiene sotto controllo via Traversagna, nella zona industriale di Migliarino.

Inoltre, la crisi (i meno soldi in tasca della clientela) e la relativa minore domanda ha avuto l’effetto di fare diminuire il numero delle prostitute. Così, quelle rimaste si sono organizzate con tempi diversi. Arrivano di solito a fine mattina distribuendosi secondo un ordine che vede le albanesi all’ingresso della via Traversagna, brasiliane a metà strada e nigeriane relegate nella zona del Padule all’incrocio con la via del Capannone. Tre, massimo quattro ore di presenza giornaliera dislocate dalle 12 (spesso anche prima) fino alle 18,30, ma l’orario si può ridurre nel caso in cui non ci siano clienti.

«Il brutto tempo poi non aiuta – afferma Dores, brasiliana di 36 anni residente a Torre del Lago – ma anche in questi momenti si riesce a guadagnare da due a tremila euro al mese puntando sulla tariffa doppia per prestazione in appartamento. Arrivata in Italia ho fatto la lavapiatti per 900 euro mensili riuscendo appena a pagarmi l’affitto con due figli da mantenere in Brasile. Fu un’amica a propormi la professione così ho pagato un pizzo di 13mila euro e continuerò finché i clienti mi vorranno».

Anche Shaza, nigeriana di 40 anni con un figlio, ha dovuto elargire il suo “bonus” alla trans che gestisce dall’alto l’intera zona.

«Sono arrivata da Firenze da pochi anni – afferma mentre si ripara dalla pioggia sotto un ombrello – ma ora si guadagna molto meno anche perché evito extracomunitari , albanesi e rumeni che sono spesso violenti».

Di meno parole è una giovane albanese in continuo spostamento tra Montecatini, Prato e Pisa. «Le colleghe italiane sono più fortunate di noi – afferma Klarisa – per loro il tributo imposto può scendere sotto quattromila euro o anche meno se hanno parenti che esercitano sul posto».

Alina sempre albanese, pochi metri più in là, annuisce e aggiunge: «Lavoriamo di giorno per maggior sicurezza e siamo venute in Italia consapevoli del nostro destino. Solo così possiamo inviare ogni mese i soldi a casa. Ci appartiamo sotto i ponti o tra i campi. A qualcuna di noi che è stata sorpresa in macchina durante i controlli delle forze dell’ordine, è bastato riabbassarsi la gonna e fornire le generalità per evitare altri problemi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa