Il Tirreno

Pisa

La proposta del prof Settis «In Sapienza solo i libri»

di Gianluca Campanella
La proposta del prof Settis «In Sapienza solo i libri»

L’emerito della Normale lancia un’idea per riaprire la Biblioteca universitaria «Dopo il terremoto c’è stata un’annessione forzata della Bup a quella regione»

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PISA. Il professore Salvatore Settis declina la sua soluzione per la riapertura della Bup, la Biblioteca universitaria ospitata in Sapienza: «Nel 1980 ero preside di Lettere e già si sapeva del problema del sovraccarico dei libri. Da allora c’era e c’è sempre un’unica soluzione: destinare l’intero palazzo alla Biblioteca». L’ex direttore della Scuola Normale lo ha detto ieri, a Palazzo Reale, durante l’incontro pubblico “Salviamo le biblioteche e gli archivi statali”. L’apertura dei lavori è affidata all’insigne studioso, che ha inserito il suo discorso in un contesto più ampio sul «diritto alla cultura»; ma senza rinunciare ad analizzarne le ripercussioni sulla «situazione pisana».

Dunque, la Sapienza è chiusa dal 29 maggio 2012, per le criticità strutturali evidenziate durante il terremoto in Emilia; Settis scherza: «È un po’ curiosa l’annessione forzata a quella regione. Non sapevo che solo la Bup fosse in Emilia», mentre nel resto di Pisa non ci sono stati danni. Poi si fa serio e lancia la proposta shock: via Giurisprudenza, via gli uffici dei professori, al massimo «salvaguardando le sale di rappresentanza»; di tutto l’edificio adesso la Bup occupa solo un’ala. Deve prenderlo in toto. L’archeologo si domanda: «Perché non si fa?». E risponde: colpa «di un conflitto di interessi assurdo e mostruoso, in base al quale sembra che Giurisprudenza voglia sfrattare la Biblioteca e viceversa».

Va ricordato che la Sapienza – sede appunto del dipartimento di Scienze giuridiche – è di proprietà dell’Ateneo, il quale risponde al ministero dell’Università; mentre la Bup è sotto tutela dei Beni culturali, ministero che ora è separato. Ma più di trent’anni fa erano una sola cosa. Come se ne esce? Scavalcando le divisioni: «Ricordiamoci i temi dei beni comuni e delle risorse». Su quest’ultimo affonda: «Tutte le volte che ci dicono che non ci sono soldi, mentono! Si possono spendere 12 miliardi per gli F35 (aerei militari che secondo gli Stati Uniti cascano) e qui no?». Invece, dei beni comuni aveva parlato all’inizio: «Il principio ordinatore che domina la nostra Costituzione è la tutela dei beni culturali e dei beni comuni. Riaprire la Bup corrisponde a questo principio? Se la risposta è sì, vale la pena combattere». Il professore cita Goethe e Calamandrei per arrivare alla conclusione: «Le biblioteche e gli archivi sono organi costituzionali e chiunque li chiuda va contro la nostra Carta». Nella sua analisi riserva un capitolo al rapporto tra «politica dei diritti e politica dei cittadini». Nella prima vede solo «carrieristi che si fanno mettere nelle liste bloccate, corteggiando i vari presidenti e segretari. E anche la nuova legge di Berlusconi e Renzi ha le liste bloccate». Mentre la politica dei cittadini è «l’unica nobile». Da qui l’invito a «salire sulle barricate: non stiamo supplicando il sovrano, che siamo noi; ma chiediamo diritti». E non si sottrae alla «battaglia: andiamoci anche noi, anche se non abbiamo studiato paleografia per fare comizi».

L’obiettivo è uscire dalla logica secondo la quale tutto ha un prezzo; altrimenti, se assecondiamo questa «ossessione, la Bup si può riaprire solo se gli utenti pagano il biglietto oppure ci sono 9 milioni di lettori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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