Il dolore
Maurizio, l’ultimo maestro che costruisce muretti a secco
Ha imparato i segreti dell’arte dai nonni contadini ed è diventato un artigiano assai ricercato Al termine di ogni lavoro ripete: «La cosa più difficile è farlo come se fosse sempre stato lì»
CALCI. L’ultimo artigiano della pietra, in ordine di tempo. È il continuatore della secolare tradizione dei muri a secco. Lavora sul monte e il lungomonte pisano. Si chiama Maurizio Bertolini, ha 38 anni, sposato, con figli. Conosce il territorio come le sue tasche. Ci vive da sempre. Per lui i muretti a secco non hanno più segreti. Corrono sui terrazzamenti tra gli ulivi e le viti. «Si dice che sono costruiti a secco perché la posa in opera non richiede l’uso di malte», spiega. Nessuna materia aggiunta, solo l’arte di chi, pietra su pietra, ha saputo creare la bellezza paesaggistica. Con l’intento di preservarla, perché la grande muraglia, estesa per chilometri, ha una funzione precisa e cioè impedisce il ristagno delle acque, facilita il drenaggio delle rocce e ne ostacola i cedimenti. Se ne parla in un manuale sulla gestione delle sistemazioni idraulico agrarie della zona. Nasce da uno studio del sistema terrazzato del monte pisano, finanziato dalla fondazione Cassa di Pisa e a cui hanno aderito, su proposta della Scuola superiore Sant’Anna, le amministrazioni comunali di Calci e altri enti locali, parte del centro intercomunale di protezione civile dell’area.
Ancora oggi c’è chi lavora per lasciare intatto il volto verde dei terrazzamenti. Si deve proprio soprattutto a Maurizio Bertolini, che risiede a Montemagno. Costruisce quelle che gli anziani definiscono prode e sa riassestarne le fratture. Un’opera da maestri per chi lo guarda comporre gli abili incastri di un puzzle perfetto. Diplomato alla scuola d’arte di Pisa, Bertolini ha tenuto corsi per insegnare le tecniche di costruzione dei muri a secco.
«I miei nonni - racconta l’artigiano - erano contadini. Ho provato a capire come tiravano su i muretti e, per saperne di più, ho chiesto agli anziani del posto». Ma come si procede? «Si fa uno scavo di fondazione e si posizionano assi verticali in legno per delimitare il muro da costruire. Poi le pietre vanno a incastro, fino alla chiusura. «Per il drenaggio, nella parte retrostante, serve il pietrisco che favorisce l’uscita dell’acqua».
Nel 2002 è nata l’azienda “L’arte in pietra”. Da magazziniere, lavoratore in frantoio e operaio edile, Maurizio è diventato un artigiano molto apprezzato e ricercato. «Non costruisco solo muretti a secco - tiene a precisare - utilizzo la stessa tecnica per realizzare lavori decorativi, con l’ausilio di ferro e cemento. Mi dedico, all’occorrenza, anche agli arredi urbani».
Ha regalato alle istituzioni qualche sua opera, come il manufatto posto all’inizio della pista ciclabile alla Gabella. Sono stati i nonni Mario e Renato a insegnargli i rudimenti e i segreti delle prime pose in opera dei muretti a secco.
Un lavoro impegnativo e faticoso, praticamente in via di estinzione. Nel tempo Maurizio ha adottato un sistema di costruzione a telai di legno che gli permette di agire con rapidità e precisione anche nelle realizzazioni più complesse. Muri a secco, ma anche fioriere e pozzi da giardino, scale da interno, fontane, mosaici e tutto ciò che si può immaginare, fatto in pietra. Curata la scelta così come la disposizione di ogni singola pietra, che non sembra mai casuale. Al termine di ogni lavoro, Maurizio ripete: «Il difficile sta nel non farlo sembrare nuovo, ma farlo come se fosse sempre stato lì».
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