Sicurezza
Mano bionica, successo mondiale
Ci sono i ricercatori della Scuola Sant’Anna dietro l’arto impiantato su un volontario danese
PISA. Doveva essere il “giorno della gloria”, destinato a godersi il successo e la risonanza mondiali della prima mano artificiale sensibile mai impiantata. Ma ieri per Silvestro Micera e tutta l’équipe della Scuola Superiore Sant’Anna che lavora al progetto, è stato un momento di lavoro come tanti altri in cui sono state poste le basi per i futuri passi. Riassunto: mercoledì sono stati pubblicati su “Science Translational Medicine” i risultati di “LifeHand2”, uno studio che ha permesso di testare un prototipo di tecnologia bionica rivoluzionario. Infatti al danese Dennis Aabo Sørensen, che oltre 10 anni fa perse la sua mano sinistra manipolando un petardo, ora è stata impiantata una protesi che per la prima volta consente all’amputato di percepire informazioni sensoriali raffinate e quasi naturali, in tempo reale. Già si tratta di un successo senza precedenti nella storia della bio-ingegneria. Ma, come tutti i prototipi, anche la mano protesica a elevato impatto sensoriale ha davanti a sé un lungo lavoro di perfezionamento: Dennis potrà utilizzare solo per trenta giorni e solo in laboratorio la mano artificiale.
L’obiettivo è quello di passare dall’esperimento mensile all’impianto cronico (cioè permanente) e, soprattutto, di arrivare a un sistema portatile che possa diventare a tutti gli effetti una parte del corpo. Micera racconta che il progetto «va avanti da oltre vent’anni e io vi ho dedicato tutti i miei sforzi da quando, 15 anni fa, sono entrato al dottorato di ricerca»; e che se entro un paio d’anni si arriverà a «uno, due impianti in ambiente normale (cronico e portatile), pensiamo che dopo altri quattro, cinque anni si possa arrivare a un prodotto commerciabile». Dove la sfida non è far cassa, ma aiutare il maggior numero possibile di persone. È stato proprio questo l’approccio di Dennis, che Micera definisce «straordinario, solare e motivato». Non è un caso che si sia arrivati a individuare proprio lui come il primo volontario al mondo per un esperimento di questo genere: «Devi avere perfette condizioni neuro muscolari, a parte purtroppo l’arto amputato; e devi avere una forte personalità».
Sulla carta sono stati esaminati una trentina di profili di volontari provenienti da ogni parte del pianeta; ed erano in tre al colloquio finale, coordinato dall’équipe del professor Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia, al Policlinico Gemelli di Roma. Per individuare i prossimi candidati, si seguirà analogo iter; ma «abbiamo l’accordo con Dennis – prosegue il docente della Scuola Sant’Anna – secondo cui sarà lui il primo ad avere il trapianto permanente quando riusciremo a superare gli ostacoli detti: è molto interessato a continuare la collaborazione». Micera si divide tra la città della Torre e l’Epfl, Politecnico di Losanna, in Svizzera. Ma non nasconde la «soddisfazione personale e istituzionale: fa piacere che il mio nome sia collegato alla Scuola Sant’Anna e che essa abbia avuto una forte visibilità. All’orgoglio dell’istituzione spero che si affianchi anche quello di Pisa».
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