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La vertenza rischia di finire in tribunale

La vertenza rischia di finire in tribunale

I lavoratori potrebbero rivolgersi alla magistratura per impugnare l’eventuale disdetta dei contratti

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PISA. Dopo la vertenza sindacale, potrebbe aprirsi una nuova fase nello scontro tra Ctt Nord e sindacati. Lavoratori e parti sociali potrebbero rivolgersi alla magistratura per impugnare la decisione che l'azienda prenderà per l'applicazione dei nuovi contratti integrativi. Domani sarà una giornata cruciale per i dipendenti dell'azienda e per il futuro del servizio di trasporto pubblico locale delle province di Pisa, Lucca e Livorno. Alle 12 le parti si incontreranno nuovamente (un'ora dopo l'azienda riceverà i rappresentanti della Uil, che hanno portato avanti una trattativa separata) e la Ctt Nord comunicherà ai sindacati (Cgil, Cisl, Faisa e Ugl) la disdetta dei contratti integrativi ex Cpt (Pisa) ed ex Atl (Livorno), già disdetti lo scorso settembre e riapplicati a dicembre, dopo le proteste e lo sciopero selvaggio dei dipendenti pisani e livornesi in seguito all'applicazione dei contratti di secondo livello in vigore alla ex Clap di Lucca, che ha comportato una decurtazione di circa 250 euro dello stipendio dei dipendenti. Le parti firmeranno un verbale di disaccordo con il quale certificheranno la chiusura della trattativa (conclusa lunedì scorso) con una mancata intesa e la Ctt Nord comunicherà il nuovo contratto che sarà applicato dopo 30 giorni. Un'attesa che i lavoratori vivono in un clima molto teso. Dopo l'incontro tra azienda e parti sociali è prevista un'assemblea sindacale con i lavoratori per decidere e studiare le strade da intraprendere nel caso la Ctt Nord applicherà nuovamente il contratto ex Clap o comunque un contratto poco remunerativo per i dipendenti. La prima strada che percorreranno sarà quella legale, con un ricorso alla magistratura contro l'eventuale decurtazione degli stipendi. I sindacati considerano infatti i salari (e la parte di stipendio che l'azienda vuole ritoccare) diritti acquisiti e quindi inviolabili. In seguito i sindacati potrebbero aprire le procedure di raffreddamento, obbligatorie prima della proclamazione di uno sciopero, che permettono di riaprire il dialogo tra le parti e portare ad un accordo, anche con la mediazione del prefetto. In caso di un ulteriore fallimento, i sindacati potrebbero proclamare lo stato di agitazione e un primo sciopero. Ma non si escludono proteste più eclatanti e “spontanee” da parte dei lavoratori. (d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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