Gioco
Fusione e contrasti Tutto ruota intorno al bando regionale
Le aziende di Pisa, Lucca e Livorno riunite per gestire il trasporto in Toscana. E scoppia la guerra sui contratti
PISA. La gara regionale per l'individuazione del gestore unico del servizio di trasporto pubblico locale su gomma in Toscana, è il cardine intorno al quale ruotano la nascita e i problemi della Ctt Nord. Il continuo rinvio della gara è pesata come un macigno sulle aziende di trasporto pubblico della Toscana, influenzando le loro scelte economiche che più volte si sono scontrate con l'opposizione dei sindacati e dei lavoratori. I contratti integrativi rappresentano il fattore scatenante del principale braccio di ferro tra la Ctt Nord e le parti sociali, che continua da oltre un anno, da quando, nel gennaio 2013, l'azienda ha disdetto, per la prima volta, i contratti di secondo livello in vigore alla ex Cpt di Pisa, il più remunerativo per i dipendenti tra i contratti in vigore nelle vecchie aziende di trasporto pubblico confluite nella Ctt Nord (oltre alla Cpt, l'Atl di Livorno e la Clap di Lucca). La decisione scaturisce dalla necessità dell'azienda di armonizzare i contratti di secondo livello e cioè di applicare un contratto integrativo unico per i dipendenti di Pisa, Lucca e Livorno, anche per adeguarsi agli standard imposti dalla gara regionale.
Le preoccupazioni dei sindacati nascono già nel settembre del 2012, quando, subito dopo l'approvazione della delibera relativa al riordino delle aziende di gestione del trasporto pubblico locale da parte del consiglio comunale (atto che avrebbe portato allo scioglimento della Cpt e al suo inglobamento nella Ctt Nord), denunciarono una possibile riduzione del 25-30% dei salari. La prima disdetta dei contratti di secondo livello ex Cpt, fu, secondo l'azienda, l'effetto scatenante della semi-paralisi del servizio di trasporto pubblico dello scorso febbraio quando, oltre metà degli autobus rimase nelle officine. L'azienda imputò a presunti atti di boicottaggio da parte dei dipendenti i disservizi che ne scaturirono, mentre le parti sociali accusarono la disorganizzazione dell'officina, la mancanza di pezzi di ricambio e il numero insufficiente di operai addetti alle riparazioni. Le tensioni si placarono con la firma di un accordo, raggiunto anche grazie alla mediazione del prefetto Francesco Tagliente, che portò al “congelamento” dei contratti integrativi ex Cpt fino al 31 luglio. La mancata intesa tra le parti, nella trattativa che ne seguì, portò alla seconda disdetta dei vecchi contratti integrativi e l'applicazione, dall'1 ottobre, dei contratti ex Clap, con una decurtazione dello stipendio di circa 250 euro mensili. Gli scioperi non spinsero l'azienda a fare un passo indietro e le proteste si intensificarono sempre di più fino allo scorso dicembre quando, i dipendenti pisani e successivamente quelli livornesi, paralizzarono il servizio con uno sciopero selvaggio di due giorni. La mediazione del prefetto Tagliente portò alla sottoscrizione di un accordo che prevedeva la revoca della disdetta dei contratti ex Cpt ed ex Atl ed aperto una trattativa per la formulazione dei nuovi contratti integrativi, che si è conclusa lunedì scorso con un mancato accordo. Le parti non sono riuscite, infatti, a trovare un punto di incontro. Troppa distanza intercorre tra le proposte presentate. L'azienda deve infatti adeguarsi agli standard imposti dalla gara regionale che prevedono 260 giorni lavorati all'anno e quindi ha cercato di legare la retribuzione variabile (integrativo) alle giornate lavorate. I sindacati hanno proposto, invece, una diversa distribuzione delle indennità e un meccanismo premiante delle giornate lavorate, accusando l'azienda di voler recuperare, attraverso i lavoratori, parte dei cinque milioni di euro di debiti dichiarati dalla Ctt Nord. Con la scadenza della trattativa è finita anche la tregua tra la Ctt Nord e i sindacati. E il servizio pubblico rischia, nuovamente, di ripiombare in un vortice di proteste, scioperi e disservizi.
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