La manifestazione
«Don Bosco sovraffollato per la legge Fini-Giovanardi»
PISA. «Quello di Pisa è un carcere complesso e difficile, è necessaria una presenza quotidiana che vigili sulle condizioni nella quale vivono i detenuti». Le parole di Franco Corleone, Garante dei...
PISA. «Quello di Pisa è un carcere complesso e difficile, è necessaria una presenza quotidiana che vigili sulle condizioni nella quale vivono i detenuti».
Le parole di Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti della Regione, chiamano in causa l’amministrazione che, dal suo insediamento, non ha ancora proceduto a nominare il successore di Andrea Callaioli come garante cittadino. L’ex europarlamentare Corleone ha effettuato nella mattinata di ieri una visita all’interno del carcere Don Bosco per verificare lo stato delle condizioni di vita dei detenuti e, alla sua uscita, il suo responso non è stato lusinghiero per la struttura pisana: «È necessario un lavoro enorme dal punto di vista strutturale, c’è un padiglione del centro clinico che è fermo da due anni». I numeri forniti dall’amministrazione carceraria vanno in quella direzione: il Don Bosco ospita 304 detenuti (di cui 33 donne) con una capienza stimata sulla carta di non oltre 250 ma, come riporta lo stesso Corleone, per una corretta gestione la soglia da non superare sarebbe 200. Un tale sovraffollamento, secondo Corleone ha un motivo preciso: «Oltre 120 detenuti presenti devono la loro pena alla legge Fini – Giovanardi. Questa malaugurata legge, che prevede pene troppo alte e non distingue a seconda della gravità, ha intasato le carceri e questo peggiora la qualità della vita di tutti i detenuti». Il Garante ha poi riportato il caso di un detenuto al quale sono state vietate dall’Asl le visite ai figli minorenni dopo che la compagna ha cambiato residenza (trasferendosi da Pontedera a Pisa, peraltro). «Il direttore mi ha detto che c’è una promessa di finanziamento per completare l’adeguamento dell’ingresso dei familiari, adesso le perquisizioni avvengono in ambienti del tutto inadeguati».
Luca Lunedì
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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