Proteste
Truffa e peculato: 5 anni a Genazzani
Il Tribunale dispone anche la confisca di 180mila euro e una provvisionale di 250mila a favore dell’Azienda ospedaliera
PISA. Cinque anni di reclusione per truffa e peculato, la confisca di 180mila euro già sotto sequestro, l’interdizione legale per cinque anni e una provvisionale immediatamente esecutiva di 250mila euro da versare all’Azienda ospedaliera.
È una sentenza più severa delle richieste del pm, quella pronunciata ieri mattina dal presidente del secondo collegio del Tribunale, Pietro Murano (a latere Bencivinni e Fabbricatore) nei confronti del professor Andrea Genazzani, 72 anni, residente a Calci. La pena è superiore a quanto invocato dal pubblico ministero, Giovanni Porpora: 4 anni e mezzo. Accolta anche la richiesta della parte civile, rappresentata dall’avvocato Carla Fiaschi, di risarcire l’Azienda ospedaliera.
Genazzani, luminare della ginecologia, ex docente universitario, assistito dall’avvocato Anna Francini, nel corso del processo ha scelto di non farsi interrogare. ha reso dichiarazioni spontanee respingendo su tutta la linea l'impostazione dell'accusa. Niente soldi al nero. Le missioni romane per il cattedratico erano anche un’occasione per l'Aoup che, a suo dire, avrebbe beneficiato di una sorta di attività di pubbliche relazioni promosse dall’imputato. E, inoltre, l'azienda ospedaliera era a conoscenza della visite in altri studi privati. L'arco temporale degli episodi finiti al centro del processo va dal 2005 al 2011. L'accusa di peculato a carico di Genazzani riguardava i soldi che avrebbe percepito in nero dai pazienti per la sua attività nelle cliniche private. Il tariffario era di 250 euro come prima visita e poi 150-200 euro per i consulti successivi. Un'attività extramoenia autorizzata dall'azienda ospedaliera che, però, avrebbe dovuto incassare una parte della prestazione da fatturare e di cui, secondo la Procura, non sono stati trovati riscontri.
L'ipotesi di truffa, invece, era riferita a una serie di visite che sarebbero state fatte dal professore in studi e cliniche private di Cagliari, Modena, Roma e Siena in orari e giorni in cui risultava in servizio a Pisa. Tra le contestazioni anche quella di aver fatto «risultare dai cartellini giustificativi segnatempo in uso presso l'azienda ospedaliera universitaria pisana la sua presenza in servizio o in congressi e o convegni, con automatico riconoscimento di orario lavorativo pari a sei ore e venti minuti. Non avrebbe, inoltre, ottemperato all'obbligo di "esclusività" conseguente alla esercitata opzione per lo svolgimento di attività professionale intramuraria. Per il fronte del peculato l'accusa è riferita all'attività "intramoenia allargata" nella clinica di San Rossore in Pisa e nella casa di cura Quisisana Eurosanità a Roma, strutture convenzionate con l'azienda Ospedaliera Pisana. Per la Procura «si faceva corrispondere personalmente in contanti o con assegni "mio proprio" i proventi delle visite svolte pari a 200, 250 o 350 euro, anziché indirizzare i pazienti presso le "receptions" addette ai pagamenti; ometteva di rilasciare ricevuta e di versare la percentuale spettante all'azienda ospedaliera pisana sull'onorario di 250 euro stabilito per singola visita, (30% dell'onorario per le visite di San Rossore, e 18% dell'onorario per le visite in Roma) appropriandosene».
I finanzieri hanno stilato anche un lungo elenco di pazienti visitati dal professore. «Sono state individuate differenze tra le certificazioni fiscali (fatture, ndr) e le prenotazioni registrate presso le strutture convenzionate, che in alcuni casi supererebbero il 70% del totale delle visite». Tradotto: su cento pazienti che avevano prenotato una visita, solo per trenta figuravano i versamenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
