Sicurezza
Trattativa fallita tra Ctt Nord e sindacati
La serie di incontri si è conclusa senza un’accordo. L’azienda potrebbe disdire i contratti, lavoratori pronti a dare battaglia
PISA. Tregua finita tra sindacati e Ctt Nord. Si è conclusa senza un accordo la trattativa per l'applicazione dei nuovi contratti integrativi. E il servizio di trasporto pubblico locale delle province di Pisa, Livorno e Lucca rischia di ripiombare nel caos. Non sono bastati decine di incontri tra le parti per arrivare a un'intesa e, ieri (ultimo giorno utile per trovare un accordo), la trattativa si è conclusa con un nulla di fatto. Venerdì prossimo le parti firmeranno un verbale di disaccordo e l'azienda comunicherà il contratto integrativo che applicherà a partire da marzo. «Inaccettabile» per i sindacati la proposta della Ctt Nord, «improponibile» per l'azienda quella presentata da Cgil, Cisl, Faisa e Ugl.
L'obiettivo della Ctt Nord è di arrivare a un unico contratto aziendale che pone al centro la produttività e la competitività, cercando di allineare i fattori produttivi a quelli del costo standard previsto dalla gara regionale per la gestione unica del trasporto pubblico locale. La proposta dell'azienda (già rifiutata lo scorso settembre dai sindacati) prevede il mantenimento delle indennità storiche con il raggiungimento di 255 giornate lavorate in un anno. Scopo della Compagnia è anche quello di recuperare almeno 4 milioni di euro, parte del debito dichiarato. La proposta presentata dai sindacati prevedeva invece una diversa distribuzione delle indennità e un meccanismo premiante delle giornate lavorate, economicamente più conveniente per i dipendenti.
Con la mancata intesa, l'azienda potrà disdire, per la seconda volta, i contratti ex Cpt (Pisa) ed ex Atl (Livorno) e applicare la contrattazione di secondo livello, che entrerà in vigore 30 giorni dopo la disdetta dei vecchi contratti, ritenuta più opportuna. E i sindacati si dicono pronti a rispolverare le armi della protesta. Dopo l'incontro di venerdì potrebbero aprire le procedure di raffreddamento e, in seguito, proclamare lo stato di agitazione e un primo sciopero. Le parti sociali non escludono proteste più eclatanti che potrebbero far ritornare il servizio di trasporto pubblico su gomma nel caos, sulla scia delle proteste scoppiate (prima a Pisa e poi a Livorno), lo scorso dicembre, quando, a seguito della disdetta dei contratti integrativi ex Cpt ed ex Atl, l'azienda applicò i contratti di secondo livello in vigore all'ex Clap di Lucca. Una manovra che portò alla decurtazione di circa 250 euro dello stipendio dei dipendenti pisani e livornesi e che, secondo i sindacati, metteva in discussione diritti come gli infortuni sul lavoro, la maternità e la mutua. Dopo le proteste e lo sciopero selvaggio, il 6 dicembre, in prefettura, le parti firmarono la tregua, anche grazie alla mediazione del prefetto Tagliente. L'azienda revocò la disdetta degli accordi ex Cpt ed ex Atl, sospendendo l'applicazione dei contratti ex Clap, e il servizio tornò a quella normalità che il mancato accordo di ieri rimette in discussione. I sindacati prevedono altri tempi duri per i lavoratori e gli utenti degli autobus. L'azienda potrebbe infatti riapplicare i contratti di secondo livello in vigore a Lucca e cioè quelli attualmente più convenienti per la Ctt Nord e i meno remunerativi per i dipendenti.
Attraverso i nuovi contratti integrativi, l'azienda cercherà di mettere un freno anche a quello che considera il “problema dell'assenteismo”, che nei giorni scorsi, sulle pagine del nostro giornale, ha acceso un duro dibattito tra l'ad della Ctt Nord, Alberto Banci, e i sindacati. Secondo l'ad le assenze dei dipendenti sono 3-4 volte superiori a quelle normali del settore e non permettono all'azienda di essere competitiva. Per Banci, la Ctt Nord «non può riconoscere a queste persone indennità aggiuntive (integrativi, ndr)». Secondo le parti sociali, invece, l'azienda definisce assenteisti i lavoratori che usufruiscono dei permessi consentiti dalla legge (donazioni di sangue, maternità, permessi per allattamento, permesso matrimoniale o congedi per i decessi dei familiari) e «cerca di colpire i salari di tutti i lavoratori per recuperare il deficit prodotto dalle scelte aziendali». Uno scontro che, dopo il fallimento della trattativa, è destinato ad acuirsi. Con buona pace degli utenti.
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