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Pisa

magistratura contabile

«Risarcimento all’ospedale per danni da 245mila euro»

PISA. Il professor Andrea Genazzani ha un fronte aperto anche con la magistratura contabile sugli stessi episodi per i quali ha avuto una pena di 5 anni. La Corte dei conti lo ha condannato a...

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PISA. Il professor Andrea Genazzani ha un fronte aperto anche con la magistratura contabile sugli stessi episodi per i quali ha avuto una pena di 5 anni.

La Corte dei conti lo ha condannato a risarcire l’Azienda ospedaliera versandole 245mila euro. I giudici lo hanno assolto per la parte del peculato, ritenendolo, invece, responsabile per la truffa ai danni dell’Aoup. All’epoca dei fatti il docente era direttore del Dipartimento Medicina procreazione ed età evolutiva dell’Università. Aveva optato per lo svolgimento di attività professionale di ginecologo intramuraria cosiddetta allargata. Ed era stato autorizzato a svolgerla nella clinica di San Rossore e nelle strutture mediche convenzionate di Modena, la Exacta Srl; Roma, alla Quisisana Eurosanità Spa; Siena fino al luglio 2007. L’accusa della Corte dei conti è quella di aver «omesso di segnalare le sedi dell'attività medico privata svolta e per quanto riguarda le visite effettuate a Cagliari, nel far risultare dai cartellini giustificativi segnatempo in uso presso l'Aoup la sua presenza in servizio o in congressi e convegni, con automatico riconoscimento di orario lavorativo pari a sei ore e venti minuti».

Nel 2006 per la Procura una o due volte al mese visitava pazienti privatamente, in assenza di autorizzazione, al Centro di Cura San Michele Srl di Cagliari. Dal gennaio 2009, «in assenza di autorizzazione, una o due volte al mese visitava privatamente nello studio medico del professor Giorgio Molinelli di Siena, incassando i relativi proventi, in violazione del regolamento dell'Azienda ospedaliera per la libero professione intramuraria».

Tra le contestazioni ci sono anche quelle sugli orari di uscita. «Erano contraddetti (gli orari, ndr) dalla riscontrata presenza del convenuto in altre strutture sanitarie inducendo in tal modo in errore l'Azienda ospedaliera circa lo svolgimento dell'attività lavorativa istituzionale svolta, e circa l'ottemperanza all'obbligo di "esclusività" conseguente alla esercitata opzione per lo svolgimento di attività professionale intramuraria». L’illecito sarebbe maturato «nell'aver incassato, oltre ai proventi dell'attività privata, anche la somma mensile di 1.539,44 euro a titolo di "indennità di esclusività" e il riconoscimento, pari a 1.305,42 euro al mese, percepito per la carica ricoperta quale dirigente medico con incarichi di capostruttura. Un incarico spettante per legge ai medici svolgenti attività "intramoenia", con danno patrimoniale per l'amministrazione di appartenenza per il periodo ottobre 2005-ottobre 2011».©RIPRODUZIONE RISERVATA

LA SENTENZA INTEGRALE

DELLA CORTE DEI CONTI

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