Il Tirreno

Pisa

«Errori come imprenditore ma non sono un prestanome»

di Pietro Barghigiani
«Errori come imprenditore ma non sono un prestanome»

La difesa del ristoratore accusato di gestire pizzerie con il denaro della camorra riciclato dal cugino

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PISA. «Posso aver sbagliato come imprenditore. Ma passare come prestanome di chi ricicla i soldi della camorra è un’accusa contro cui lotterò finché campo».

Espedito Parisi ha l’anima divisa in due. Da una parte vorrebbe gridare al mondo che lui con la camorra non c’entra niente. Dall’altra si pone un problema più immediato e pratico: come mandare avanti una famiglia con moglie e 5 figli.

Nel blitz contro il riciclaggio di denaro sporco di mercoledì 22 gennaio, con epicentro tra Napoli e Roma (89 arresti e beni per 250milioni di euro sequestrati) sono finite anche le due pizzerie gestite da Parisi, “L’Imbarcadero” a Marina di Pisa e “L’Antico Vicoletto” a Pisa, oltre a quelle delle sorella, "Salustri" di San Giuliano Terme e "L'Arciere" di Pisa. Sotto sequestro anche un terzo locale, lo storico ex Fappani, in Passeggiata, a Viareggio, la cui gestione fa capo a una società di cui è legale rappresentante sempre Parisi. Provvedimenti che tradotti nel concreto significano privare i titolari di un’entrata. «Hanno scavato una fossa intorno a quattro famiglie, tutte incensurate, che in tutto hanno dodici figli, di cui dieci minorenni» esordisce Parisi, a Pisa da 27 anni e che ora vive a Tirrenia. L’imprenditore, al momento senza aziende, fa risalire gran parte dei suoi guai all’acquisto dell’ex Fappani.

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