Un gigante d’acqua, nove ore di tensione
Il fiume è arrivato a 4,87 metri (soglia di allerta a 4). Stop alle auto in centro e ponti chiusi. Gli sms del premier Letta
PISA. Quasi nove ore con il fiato sospeso. Dalle 5 di mattina alle due del pomeriggio. E’ nella notte tra giovedì e venerdì che il placido Arno è diventato un gigante in piena. Gli affluenti hanno sputato acqua senza sosta. Il primo sobbalzo poco dopo le 5: un sms della Prefettura annuncia una riunione straordinaria del coordinamento soccorsi con la protezione civile. E’ il segnale che il fiume non lascerà tranquilli. Comincia a scattare una serie di misure che stravolgono Pisa e le abitudini dei cittadini. Scuole e uffici pubblici chiusi, sospesa l’attività ambulatoriale dell’ospedale di Cisanello, là dove l’Arno curva scorrendo a pochi metri dai padiglioni.
Pisa si blocca, colpita e sorpresa. Non si entra nei quartieri centrali, il flusso dei pendolari dai comuni limitrofi è stoppato sulla statale del Brennero e alla Fontina. Ingorghi. Pochi metri e cambia lo scenario. Ci sono 37 punti transennati per impedire l’accesso, mentre i bus transitano abbastanza. Nessun assalto di auto come nei giorni di lavoro e di scuola: sembra semmai la città assopita della domenica mattina.
Chi può raggiunge i lungarni per capire, fotografare, filmare. I soldati della Folgore montano le paratie, anche se l’acqua resta (e resterà) sotto i cordoli interni delle spallette. Da quel momento - con l’annuncio che la massima ondata di piena passerà tra le 10 le 12 - è tutto un sussultare di cifre. Alle 20 della sera prima l’Arno era alto 1,7 metri. E’ alle 4,30 di mattina che varca la soglia di attenzione dei 4 metri e comincia a crescere: quota 4,75 alle 9,30. Il ponte di Mezzo, sempre più accerchiato da curiosi e preoccupati, viene parzialmente chiuso: possono passare due persone per volta e alla svelta. E’ il momento di maggiore tensione, con allerta fino a mezzogiorno.
Da qualche ora è stato aperto il canale Scolmatore. Chi nel 1966 ha vissuto l’alluvione dice subito: «Allora non c’era lo Scolmatore». Una bella differenza. Come l’assenza di libeccio: in quel novembre costituì un muro contro lo sbocco a mare. In piazza XX Settembre, sotto il palazzo comunale, un gommone giallo dei Sommozzatori di Firenze incute soggezione. Sono due le sale operative: una della Provincia e una del Comune, distinzione che in passato è stata oggetto di ironie. Ma oggi non c’è voglia di scherzare: gli occhi gonfi e le decine di bicchieri di caffè testimoniano tensione e fatica. Arrivano pure gli sms del premier Enrico Letta che chiede della situazione della sua Pisa.
Al settimo piano di via Nenni (Provincia) c’è un’enorme piantina del territorio e a matita si segnano, aggiornandole, le varie emergenze. Al secondo piano di vicolo del Moro (Palazzo Pretorio, Comune) in una stanza si sente forte l’odore di tabacco fumato: «Almeno oggi concedetemelo, non posso allontanarmi!». Qui si coordina anche l’informazione. Alle 10,25 la notizia che nei campi di Coltano ha esondato il canale dei Navicelli. E che l’Arno ha conquistato altri 5 centimetri. Ma il ponte di Mezzo viene riaperto e questo cambia gli umori. Regolare la circolazione di treni e aerei. Dopo 11 la svolta: livelli del fiume in calo a Ponte a Signa e stabili a Empoli. Gli esperti informano che l’acqua continuerà un po’ a salire, ma non tanto. Il resto è solo attesa, più serena. Dalla riunione delle 13 in Prefettura solo buone notizie: pochi minuti e vengono riaperti ponti e traffico, oltre che le scuole il giorno seguente. Nel primo pomeriggio gli ospedali riprendono le normali attività. Alle 16,40 l’Arno è impetuoso a quota 4,87. Ma non spaventa più.
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