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Pisa

lotta alla pesca abusiva

Sequestrate le reti per catturare le “cee” nell’Arno

VECCHIANO. Scattano i sequestri delle “rapaiole” utilizzate per catturare gli avannotti, meglio conosciuti come “cee”. La campagna di repressione della pesca abusiva promossa dall’Ente Parco ha...

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VECCHIANO. Scattano i sequestri delle “rapaiole” utilizzate per catturare gli avannotti, meglio conosciuti come “cee”. La campagna di repressione della pesca abusiva promossa dall’Ente Parco ha iniziato a produrre nelle ultime settimane consistenti risultati grazie ai numerosi accertamenti effettuati dagli ultimi giorni di dicembre fino al 28 gennaio.

È stata svolta un’operazione su vasta scala nel tratto finale del fiume Arno, con il Corpo forestale dello Stato e con la partecipazione del direttore del Parco, Andrea Gennai.

Nel corso dei controlli sono state poste sotto sequestro numerose “rapaiole”, attrezzi da pesca il cui utilizzo è vietato dalla normativa vigente, e che saranno dunque confiscate in via definitiva e poi distrutte. Gli avannotti recuperati – per fortuna molto pochi, giacché l’operazione è stata avviata all’inizio della serata – sono stati invece portati nell’impianto di incubazione gestito dalla Provincia di Pisa e realizzato in zona protetta della Tenuta di San Rossore, per permettere loro il raggiungimento della maturità prima della reimmissione in acqua.

La tutela delle “cee” è importante non solo per le gravi conseguenze di natura ambientale che la loro pesca può determinare, ma anche per le ripercussioni sulle attività regolari di pesca dell’anguilla nelle acque interne di tutta la Toscana.

« L’esercizio di tale pratica illegale è infatti ancor meno accettabile nell’area protetta e nei corsi d’acqua interni ad esso, perciò sia il prelievo degli avannotti, sia l’introduzione della ripaiola determinano, oltre al loro sequestro, violazioni al regolamento del Parco, con multe superiori ai 600 euro ciascuna» spiegano dal Parco.

Oltre alle sanzioni di natura amministrativa, poiché la violazione del divieto può addirittura costituire ipotesi di reato, i soggetti individuati saranno segnalati alla Procura della Repubblica per l’applicazione delle eventuali ulteriori sanzioni penali. Ma le conseguenze della pesca illecita possono essere ancor più gravi per gli autori, che rischiano anche il sequestro della barca, soprattutto in caso di ripetute azioni illegali. Il direttore del Parco ha presenziato all’operazione del 28 gennaio: «I controlli sono stati serrati e molti bracconieri sono stati sanzionati. Desidero ringraziare di cuore le guardie del Parco e il personale della Forestale del Comando di San Rossore per la loro professionalità e dedizione, oltre che per aver lavorato in condizioni ambientali difficili e rischiose».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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