Sicurezza
Scuole obbligate a garantire le ore di sostegno ai disabili
PISA. «È la prima volta che nella nostra provincia si ricorre a un’azione di questo tipo e si tratta di un gesto di grande importanza: aderire a un ricorso collettivo significa unirsi per ottenere...
PISA. «È la prima volta che nella nostra provincia si ricorre a un’azione di questo tipo e si tratta di un gesto di grande importanza: aderire a un ricorso collettivo significa unirsi per ottenere giustizia contro la negazione di un diritto fondamentale, recentemente riconosciuto anche dalla Corte Costiuzionale».
Mariella De Marco commenta così l’ordinanza cautelare urgente emessa il 10 gennaio scorso dal Tar della Toscana, con la quale si obbligano 4 istituti comprensivi pisani (“Tongiorgi” di Pisa, “Borsellino” di Navacchio, “Iqbal Masih” di Bientina e “Ilaria Alpi” di Vicopisano) ad integrare le ore di sostegno dovuti entro 30 giorni. La De Marco, assieme ad altre dieci famiglie della provincia, aveva infatti presentato a novembre scorso un ricorso collettivo al Tar della Toscana con l’obiettivo di vedere riconosciuto ai propri figli il diritto ad un numero di ore di sostegno didattico definite in relazione alle loro reali esigenze.
«Le ore di sostegno di cui necessita un ragazzo disabile – spiega Sebastiano Ortu, responsabile nazionale di Cobas Sostegno – sono definite insieme dal medico e dagli insegnanti. La scuola fa la richiesta e questa, attraverso i diversi provveditorati, viene inoltrata al Miur che decide quante risorse utilizzare per gli insegnanti di sostegno. A causa dei tagli degli ultimi anni quasi sempre queste risorse non bastano e ai ragazzi disabili vengano riconosciute un numero di ore di sostegno sensibilmente inferiore rispetto a quelle di cui avrebbero effettivamente necessità». Una situazione su cui, qualche anno fa, si era già pronunciata la Corte Costituzionale (sentenza 80/2010) che aveva riconosciuto il principio del rispetto delle “effettive esigenze».
«Prima di fare ricorso ho provato a percorrere tutte le strade possibili – racconta la De Marco – ma non è servito a niente. Per questo insieme alle altre famiglie abbiamo deciso di fare ricorso, sicuri che i diritti dei nostri bambini sarebbero stati rispettai. Questo risultato obbliga lo Stato a rispettare le sue stesse leggi». Un successo portato avanti con il supporto legale e sindacale dei Cobas. «La politica dei tagli all’istruzione – conclude Gilberto Vento, dell’esecutivo nazionale di Cobas Scuola - è ancora più odiosa se va a colpire persone già svantaggiate. Per questo stiamo organizzando una serie di incontri pubblici per organizzare altri ricorsi».
Tommaso Fabiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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