Sicurezza
Studente dell’Itis si ammala di tubercolosi
Pisa: docenti e ragazzi fanno i test. L’allievo colpito dalla tisi si è assentato prima di Natale ed è ricoverato in isolamento. Il preside Fontani: «Seguo rigidamente il protocollo fissato dall’Asl»
PISA. Per l’Asl non ci sono pericoli di contagio, ma all’Itis Leonardo da Vinci è psicosi da tubercolosi a causa di un ragazzo malato che ha contratto la tisi. E il preside ha il suo bel daffare per calmare le «processioni di genitori e allievi che vengono nel mio ufficio». Lo racconta con il massimo rispetto Odoardo Fontani (nella foto alla scrivania), il dirigente scolastico; ma su facebook i ragazzi scrivono che hanno paura e che non capiscono perché ieri solo alcuni (e non tutti) tra studenti e professori hanno fatto il test. Diciamo subito che il protocollo di profilassi è stato rispettato alla lettera e all’Asl sono tranquilli.
Poi ricostruiamo questa storia: un allievo di una prima classe, straniero, qualche giorno prima di Natale si è assentato dall’industriale e non è più tornato. Ha avuto una malattia polmonare, che in un primo momento all’ospedale hanno diagnosticato come broncopolmonite. Questo particolare è importante perché la tbc è diventata conclamata solo durante il ricovero e ciò fa pensare che la carica batterica eventualmente emessa nei giorni di lezione non fosse sufficiente alla trasmissione della malattia. Resta il fatto che l’alunno è ancora in isolamento e che la sua famiglia non ha avvertito la scuola.
Così, qualche giorno fa, l’Asl ha chiamato il preside e gli ha chiesto con molta discrezione l’elenco dei compagni di classe e dei professori del ragazzo malato. Per motivi di privacy doveva essere l’azienda sanitaria a chiamarli, non l’istituzione scolastica. E ieri sono stati tutti convocati alle 11 per il famoso “tine test”, quella quadrupla puntura sull’avambraccio che si arrossa e/o si gonfia in caso di sospetti problemi. Tuttavia la voce si è diffusa al punto che ogni episodio è riletto in chiave “complotto”: per esempio, la settimana scorsa all’industriale c’è stato bisogno di chiamare per un altro motivo il 118 ed è intervenuta l’ambulanza; sui social network gli studenti hanno scritto che c’era «un nuovo malato di tbc». Ancora, il personale tecnico amministrativo ha chiesto al preside come mai loro non sono stati chiamati per il test: «Siamo quelli più in contatto con i ragazzi, la mattina ci abbracciano persino». E Fontani ha effettuato l’ennesima telefonata al distretto sanitario, dove hanno ancora una volta risposto con la parola «protocollo».
Ma come mai il preside emana una circolare ufficiale per tranquillizzare tutti i componenti del Da Vinci quando ormai la notizia è di dominio pubblico? Fontani replica: «Io sto seguendo rigidamente il protocollo fissato dall’Asl. Loro mi hanno chiesto di fare in modo da preservare per quanto possibile la privacy». Pertanto non parla volentieri con la stampa, ma continua a emanare serenità: «Mi hanno assicurato che al momento non c’è bisogno di alcuna misura particolare». Giovedì, quando ci saranno i risultati dei test, il “protocollo” prescriverà come comportarsi; va fatta però la premessa obbligatoria che il tine test dà molti “falsi positivi”: per dire, una categoria che sicuramente avrà arrossamenti è quella composta dai professori maschi che all’epoca hanno svolto il servizio militare e che dovranno sottoporsi a una lastra, poiché il test segnala la presenza di reazione, non di contagio. Durante la naja la vaccinazione anti-tbc era obbligatoria; chi l’ha fatta ha già gli anticorpi che faranno gonfiare le quattro punturine.
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