Gioco
In 50 fanno la fila per gestire i locali (sequestrati) in odor di camorra
La fame di lavoro più forte del timore di ritorsioni. L’ex Fappani di Viareggio il più ambito con 30 richieste
PISA. Sono tanti, ma non tutti hanno i requisiti per far ripartire dall'oggi al domani un'attività di ristorazione e pizzeria.
Di sicuro l'ombra della camorra non ha allontanato gli aspiranti gestori dei cinque esercizi - valore stimato in circa 3 milioni di euro - sequestrati in un'operazione di contrasto al riciclaggio di soldi sporchi provenienti, secondo l'accusa, dalle attività illecite del clan Contini di Napoli.
Almeno una cinquantina di manifestazioni di interesse sono state inviate al custode giudiziario nominato dal Tribunale di Firenze, il professor Stefano Pozzoli che conta di affidare la gestione dei locali in breve tempo per tutelare il personale e l'avviamento aziendale.
In tutto nei cinque ristoranti-pizzerie venivano impiegate una ventina di persone, ma diversi erano membri della famiglia Parisi, imparentata con i Righi, napoletani trapiantati a Roma a metà degli anni Novanta, accusati di riciclare i soldi della camorra intestando società a prestanome incensurati e anche a clochard.
Le richieste di approfondimenti più numerose sono arrivate per l'ex Fappani sulla Passeggiata a Viareggio.
Sono una trentina i contatti avviati con il custode giudiziario che in queste ore sta vagliando solvibilità e professionalità di chi si è fatto avanti. E soprattutto la limpidezza degli assetti societari.
Una ventina sono, invece, ma con interessi per più di un locale, le domande finite sul tavolo del professor Pozzoli per le pizzerie sequestrate nel Pisano. "Salustri" di San Giuliano Terme, (chiuso da novembre); "L'Imbarcadero" di Marina di Pisa; "Antico Vicoletto" e "L'Arciere" , entrambi a Pisa. Tutti gestiti, compreso l'ex Fappani di Viareggio, dai Parisi.
«Questi sequestri – ha spiegato il pm Giulio Monferini – sono finalizzati alla confisca. Per cui è anche nell'interesse dell'autorità giudiziaria che siano gestiti in modo che mantengano o aumentino il loro valore nel tempo».
Nell'elenco dei pretendenti c'è un po' di tutto. Chi cerca un lavoro e non è il caso che si avventuri in situazioni del genere, chi ha un'attività e vuole capire se può prendersi in carico una nuova gestione e chi vorrebbe tentare di mettersi in proprio.
La scrematura del custode giudiziario è finalizzata a individuare un operatore che sia in grado, nell'immediato, di rimettere in moto il locale con la formula del contratto di affitto di ramo d'azienda.
Ai controlli del professor Pozzoli seguiranno quelli della Guardia di finanza di Pisa sull'affidabilità di chi vuole gestire le pizzerie al momento ancora chiuse. Chi prenderà la gestione dovrà anche fare un altro calcolo. Nel caso in cui i beni non dovessero essere confiscati, scatterebbe il dissequestro.
Uno scenario che ribalterebbe le attuali aspettative di chi si avvicina al subentro: il ritorno delle società ai proprietari.
Le imprese sono state bloccate l'altro giorno nel corso di un blitz che, tra Roma, Viareggio e Pisa, ha portato a 89 arresti e ai sigilli a un patrimonio stimato in 250 milioni di euro con una ventina di pizzerie nella capitale da mandare avanti in attesa dell’eventuale confisca.
Nella foto: l’esterno dell’Antico Vicoletto, uno dei locali sequestrati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
