Scandalo delle adozioni Coppia pisana scrive a Letta
Alessia Raglianti e il marito Tiziano hanno pagato 20.000 euro finiti nel nulla Quattro anni fa fecero richiesta per adottare un bambino in Kirghizistan
PISA. «Caro presidente Letta, aiutaci tu». La richiesta parte da una coppia pisana, una coppia rimasta coinvolta - suo malgrado e dopo una spesa di ventimila euro, dieci dei quali sono andati ad istituzioni italiane - nello scandalo internazionale che ha riguardato le adozioni di bimbi in Kirghizistan e di cui Il Tirreno si occupò lo scorso anno. Alessia Raglianti, 37 anni, commerciante, ed il marito, un tecnico della Telecom di 40 anni - assistiti in quella che definiscono "una battaglia di giustizia" dal loro legale, l'avvocato Tiziana Mannocci - chiedono aiuto a questo punto al premier, che si sta interessando già del caso Congo.
Cosa è accaduto? Cerchiamo di spiegare questa storia intricata di intrecci burocratici, al centro di uno scandalo che ha portato all'estero a diversi arresti, fra cui quello di un ministro kirghiso, ed in Italia alle inchieste di quattro procure, quella di Pisa, quella di Bergamo, quella di Imperia e quella di Roma, con diverse persone indagate. Quattro anni fa Alessia e Tiziano decidono di adottare un bambino ed approdano alla associazione Airone, regolarmente autorizzata dal ministero, con sede centrale ad Albenga e filiali a Bergamo e appunto a Pisa, in piazza Sant'Antonio. Ma l'anno scorso, grazie alle denuncia di diverse coppie, fra cui quella di una aspirante madre adottiva, una giornalista Rai, si scopre che si trattava di una truffa. Scoppia il bubbone prima in Kirghizistan e poi anche in Italia e alla fine la Cai, commissione interministeriale per le adozioni internazionali, diretta emissione della presidenza del consiglio, scioglie Airone e le revoca il mandato. Dopo varie proteste e svariate richieste di chiarimenti da parte dei pisani truffati, arriva la risposta dalla Cai che decide di prendere in carico la coppia. Che vuol dire prendere in carico? Secondo il decreto presidenziale che regolamenta la materia "in caso di revoca o sospensione dell'attività, le procedure di adozione in carico all'ente vengono proseguite dalla Cai, che può avvalersi di esperti e consulenti, stipulare apposite convenzioni e concludere accordi con altri enti, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio". Dopo la presa in carico, portata avanti solo dalla coppia pisana sulle sessanta coinvolte in Italia, Alessia e Tiziano vengono indirizzati alla Aiau di Firenze, designata per la prosecuzione della pratica e che promette la possibilità di adozione in Ungheria. Ma la sorpresa più grossa deve ancora arrivare. «Per Alessia e Tiziano - spiega l'avvocato Mannocci - che avevano ben chiaro di aver perso ormai i soldi spesi all'estero, ma pensavano di poter contare sulle somme già versate in Italia ad enti di stato, ci sono due bimbi ungheresi, per avere i quali, però, bisogna versare la prima di nuove tranche di ulteriori spese previste. Tutto questo mentre avviene la messa in mora della Cai, non più operativa dal 19 dicembre scorso, con solo una segreteria tecnica, diretta dal ministro Kyenge che deve rinnovare la vicepresidenza. Non ci resta che confidare in Letta».
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