Il Tirreno

Pisa

Sfila il dragone A seguirlo per strada più italiani che cinesi

di Gianluca Campan
Sfila il dragone A seguirlo per strada più italiani che cinesi

La comunità orientale ha festeggiato per la prima volta il Capodanno in pubblico. Capuzzi: «Dialogo e integrazione»

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PISA. Per i cinesi da ieri è cominciato l’anno del Cavallo; e per la città di Pisa è l’anno zero, il punto di partenza da cui costruire il dialogo tra la comunità italiana e quella cinese. Quest’ultima conta circa mille persone (la quasi totalità dei bimbi sotto i cinque anni è nata qui) e ieri per la prima volta ha festeggiato il proprio capodanno in pubblico, con una sfilata di dragoni da piazza Vittorio alla stazione Leopolda, allestita con gli stand: degustazione di tè e scrittura del proprio nome con gli ideogrammi erano le attrazioni. In strada c’erano dieci italiani per ogni cinese e questo dato ha una doppia lettura: l’integrazione è già cominciata e i cittadini con la presenza massiccia hanno testimoniato la loro simpatia; oppure, al contrario, il popolo della bandiera rossa è talmente chiuso che non si fa vedere nemmeno quando è la sua festa. A sentire Chin Ton Lin, rappresentante della comunità cinese a Pisa, è una via di mezzo: «Noi cinesi tendiamo a isolarci, ma abbiamo capito che se viviamo in un paese straniero, dobbiamo adattarci a una cultura diversa. Gli italiani ce lo riconoscono». Chin, che ha un ristorante cinese in città, ha convinto i suoi connazionali gestori di altri ristoranti a dare un finanziamento per la manifestazione: chi si presenterà a mangiare con il volantino distribuito alla Leopolda, avrà uno sconto del 20% sul conto finale; considerando i bassi margini che ci sono con i prezzi bassi, per gli esercenti è una spesa. L’idea del primo capodanno cinese pubblico è venuta all’assessore all’immigrazione Sandra Capuzzi , che si è rivolta all’Istituto Confucio – nato nel 1998 sotto l’ala protettrice della Scuola Sant’Anna – per allacciare i rapporti con la comunità e il consolato cinesi: «Le politiche di integrazione si costruiscono col dialogo, che parte dalle cose che ci uniscono». Così, in modo ideale, Capuzzi alla Leopolda ha augurato «buon anno del Cavallo (25 gennaio)» e lanciato «il countdown per il capodanno pisano, che si celebra in un altro giorno 25, a marzo». Il corteo da piazza Vittorio ha attraversato la nostra “China town”, via Vespucci, decorata per tutta la sua lunghezza con grandi lanterne rosse sospese tra i balconi: accoglienza fatta di sorrisi, da parte degli italiani che hanno scattato decine di foto; orgoglio identitario dei cinesi, che per un attimo si sono affacciati dai loro negozi d’abbigliamento e subito dopo sono rientrati a lavorare. In testa al corteo il tricolore portato da Beatrice Pedrini e la bandiera rossa a cinque stelle retta da Shuang Chao, studente di informatica umanistica arrivato dal paese di Mao per studiare in Italia: è lui che ha invitato la prima, sua amica ed esempio dell’integrazione al contrario: Beatrice ha studiato un anno in Cina con il programma di scambio culturale. Per gli amanti delle tradizioni c’erano due enormi dragoni di oltre venti metri ciascuno e le percussioni tipiche dell’Oriente; ma la Cina guarda anche al futuro: a riprendere dall’alto le immagini, c’era un elicottero-drone poco più piccolo di un braccio umano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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