Il Tirreno

Pisa

«Accuse ingiuste, non sono camorrista»

di Pietro Barghigiani

La difesa del ristoratore Parisi indagato per riciclaggio e con le pizzerie di famiglia bloccate. «Pronto a fare ricorso»

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PISA. «Farò ricorso contro questo provvedimento ingiusto. Sono il cugino dei Righi. Allora? È ovvio che li conosco da sempre. Non per questo posso essere accusato dei reati che mi vengono contestati».

Espedito Parisi, 47 anni, vive a Tirrenia con moglie e 4 figli. Chi lo conosce è rimasto incredulo alla notizia del sequestrato e all’indagine in cui è coinvolto, con altri familiari, per riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravata da finalità mafiose. Non conduce una vita al di sopra delle sue possibilità, il ristoratore che è anche legale rappresentante della società “La Passeggiata Srl” titolare dell’ex Fappani a Viareggio. Se non è all’Imbarcadero di Marina di Pisa, lo si può trovare a casa con la famiglia.

Negli ultimi otto anni l’espansione commerciale di cui è stato protagonista è risultata sospetta alla Guardia di finanza di Pisa. Il nucleo di polizia tributaria ha iniziato a setacciare conti e transazione finanziarie arrivando ai provvedimenti di sequestro delle cinque pizzerie con 12 indagati e 34 perquisizioni domiciliari e personali. Ecco l'elenco: a San Giuliano Terme il ristorante-pizzeria "Salustri", gestito dalla "G.B.R. Srl" di cui è rappresentante legale Giuseppina Parisi; a Marina di Pisa il ristorante-pizzeria "L'imbarcadero" gestito da "Elleci" di Parisi Espedito & C. Sasa; nel centro storico di Pisa il ristorante-pizzeria "Antico Vicoletto" (nel vicolo del Tinti, a due passi da Borgo Stretto) gestito da "Al.Ma. di Carmela Parisi & C. Sasa" e il ristorante-pizzeria "L'Arciere" (in via della Nunziatina) gestito dall'omonima società di Giuseppina Parisi.

Parisi è scosso per il ciclone che lo ha investito.

«Mi sono rivolto ai legali – spiega al Tirreno –. Ci mancherebbe altro».

Quali sono i suoi rapporti coni Righi?

«Ho 47 anni e conosco i Righi da sempre. Sono della famiglia essendo cugini di primo grado. Non ci sta capendo nulla. Ancora mi devo riprendere dallo choc. Abito in Toscana da 30 anni e nessuno mi ha mai mosso un appunto».

Ma ha avuto un prestito da suo cugino?

«Chi è che oggi non è in difficoltà economiche. Ma una cosa è avere un prestito, un’altra è fare il prestanome».

Appunto, l’accusano di essere una testa di legno.

«Ma io ci ho messo 30 anni per stare qui e crearmi quel poco che mi sono creato. In tutto questo tempo non avuto alcun problema con la giustizia. E ora di punto in bianco divento un riciclatore ?»

La parentela con i Righi non aiuta.

«Ora perché a questi parenti stretti è successo questo, stanno coinvolgendo me e la mia famiglia. Siamo distrutti. Non c’entro niente sui reati contestati a me e ai miei cugini. Non esiste abbinarmi ai camorristi».

Vuole riprendersi le sue aziende?

«Sono obbligato a fare ricorso, lo devo alla mia famiglia. Sono certo che i magistrati, una volta capito che non è come si vuole far credere, annulleranno tutto. È un sequestro cautelativo. Devo far emergere la verità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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