Sicurezza
Tavole sparite al S. Matteo in corso verifiche interne
Il direttore Matteoni sentito dai carabinieri: «Stiamo fornendo tutti i materiali necessari alle indagini. Il museo è sicuro e i magazzini sono inaccessibili»
PISA. «La situazione è ancora più complessa». Resta fitto il mistero sulle due preziose tavole del Cinquecento di scuola fiamminga sparite dai magazzini del San Matteo. Il direttore del museo Dario Matteoni è stato ascoltato a lungo dai carabinieri del Nucleo di tutela artistica di Firenze. Ma oltre ad ammettere che la situazione è complessa, Matteoni non dice. In questa vicenda sono tanti, in apparenza anche troppi, i punti interrogativi in sospeso. Si sa che queste tavole, attribuibili presumibilmente al Maestro della Leggenda di Santa Lucia (Francoise Van Den Pitte), erano state affidate ad un laboratorio di restauro (in molti dicono di Lucca) probabilmente più di cinque anni fa. Dunque l’uscita dai magazzini del San Matteo era stata evidentemente autorizzata ed era, all’interno della Sovrintendenza, fatto noto.
Poi le domande cominciano a non avere risposte certe, anzi spalancano dubbi: per qualcuno le opere non sono mai rientrate al museo (ma chi doveva eventualmente controllare?), mentre per altri sarebbero tornate nell’edificio di lungarno Mediceo. Particolare anche il modo in cui la scoperta del furto è avvenuta: uno studioso francese, amico di Matteoni, mentre navigava su internet si è accorto che sul catalogo di un’asta, battuta a Parigi circa un anno fa, erano presenti anche le immagini di due opere che aveva visto qualche tempo prima nei depositi del museo di San Matteo.
«Stiamo fornendo agli investigatori tutti i materiali necessari», dice Matteoni. Un ruolo chiave è quello di chi aveva ricevuto le tavole per il restauro. Come poi siano finite a Parigi, e quando, è un altro giallo. «Stiamo procedendo con le verifiche interne, mettendoci buona lena e determinazione», aggiunge Matteoni. E da questo filone potrebbero in effetti uscire elementi importanti per fare chiarezza. Le due opere hanno, ciascuna, un valore tra i 150mila ed i 200mila euro. Di sicuro, anche se il riserbo sugli sviluppi delle indagini è pressoché totale, sono all’estero (ma non è detto che siano a Parigi) e sono state individuate.
Il direttore del San Matteo vuole soprattutto sottolineare che «il museo è sicuro, su questo la cittadinanza deve essere tranquillizzata, i depositi sono inaccessibili: possono andarci solo il direttore e il personale, oltre agli addetti di ditte per eventuali lavori, ma solo sotto stretto controllo. Il museo è dotato di allarme e un corpo di guardia svolge il servizio di vigilanza notturna». Le indagini proseguono e Matteoni spera «di avere novità abbastanza rapidamente».(f.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
