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La mafia pensò di colpire la Torre di Pisa

La mafia pensò di colpire la Torre di Pisa

Lo ribadisce il pentito Gioacchino La Barbera al processo sulla presunta trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Il sindaco Filippeschi: «Dichiarazioni agghiaccianti»

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PISA. La trattativa avviata da Cosa nostra con i carabinieri, tramite l'eversore nero Paolo Bellini, per barattare la restituzione delle opere d'arte rubate con gli arresti ospedalieri per alcuni boss è stata al centro della deposizione del pentito Gioacchino La Barbera che ha testimoniato al processo sulla trattativa Stato-mafia in corso a Palermo. Da qui emerge che la mafia pensò di colpire la Torre di Pisa. Barbera aveva già raccontato questo piano nel giugno del 1997.

Il dialogo avviato dal mafioso Nino Gioé, poi morto suicida in carcere, con Bellini, conosciuto nell'istituto di pena di Sciacca, è uno dei capitoli della ricostruzione dell'accusa che ipotizza l'esistenza di una trattativa, quella appunto condotta da Gioé, parallela a quella avviata prima da Totò Riina, poi da Provenzano, con i carabinieri del Ros tramite Vito Ciancimino.

Bellini sarebbe stato in contatto con un generale dell'Arma che gli avrebbe dato le foto di opere da recuperare. In cambio Gioé avrebbe chiesto i domiciliari o gli arresti ospedalieri per boss del calibro di Bernardo Brusca e Pippo Calò.

Secondo La Barbera, l'accordo, di cui si parlò tra maggio e settembre del 1992, non andò a buon fine. Per il pentito fu Bellini a suggerire a Gioé di farla finita con le stragi e colpire il patrimonio artistico italiano. «Ti immagini se l'Italia si sveglia e non trova più la Torre di Pisa», le parole dette da Gioè a La Barbera. «E noi cominciammo - ha aggiunto il pentito - a organizzarci in questo senso». Nel '93 la mafia prese di mira obiettivi artistici come la chiesa di San Giovanni al Laterano, San Giorgio al Velabro a Roma e la sede dell'Accademia dei Georgofili a Firenze.

La reazione del sindaco Filippeschi.  «Sono rivelazioni agghiaccianti. La cieca brutalità criminale della mafia aveva messo davvero in conto di colpire la Torre pendente, il campanile della nostra Cattedrale, simbolo dell’Italia nel mondo, patrimonio dell’umanità e altissima testimonianza spirituale. Con lo stesso odio con cui ha sfregiato altri monumenti e ha fatto stragi, quale quella di via dei Georgofili. Dunque c’è la conferma che l’allarme per la sicurezza della Torre era fondatissimo e che, invece, gli scetticismi e gli atteggiamenti superficiali, che pure ci furono, erano poco responsabili. Conviene mantenere alta l’attenzione a protezione dei monumenti più importanti».

Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi commenta le rivelazioni arrivate da tribunale di Palermo dove questa mattina (giovedi 23 marzo) c’è stata la deposizione del pentito Gioacchino La Barbera dedicata alla trattativa fra Cosa Nostra e i carabinieri per barattare la restituzione di opere d’arte con gli arresti ospedalieri per alcuni boss.

«Di fronte alle recrudescenze, alle minacce rivolte a valorosi magistrati, come il dottor De Matteo, servono la reazione più forte da parte dello Stato e un sussulto dell’opinione pubblica – ha proseguito il primo cittadino -. E lo stesso vale per contrastare la ramificazione della criminalità mafiosa che s’insedia nelle nostre città e per inquinarne l’economia. Non è normale ascoltare parole di condanna a morte contro chi tutela i diritti di tutti. Serve un’azione energica delle forze dell’ordine e della giustizia, ma vanno attivate anche misure di sensibilizzazione e controllo sociale, di filtro, con la collaborazione di tutte le istituzioni e della società civile organizzata. Le mafie vogliono soggiogare le istituzioni e la politica e oppongono l’illegalità e la violenza alla possibilità di costruire un futuro migliore. E’ il momento – ha concluso Filippeschi - di mettere in campo tutte le energie e, se servisse, la Torre pendente oltre che simbolo di civiltà sarà simbolo di riscatto, della lotta per la legalità».

 

DAL TIRRENO DEL 1997-1998 TRE ARTICOLI SUL CASO

"Un patto tra Stato e mafia" di Cristina Orsini 15 gennaio 1998

La Barbera conferma: "La Torre doveva saltare" - 7 giugno 1997

La mafia si nasconde in fattoria di Claudio Bottinelli - 7 giugno 1997

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