Sicurezza
La camorra era entrata in pizzeria
Blitz della Finanza: sequestrate quattro attività riconducibili alla stessa famiglia. Dodici indagati per riciclaggio
PISA. La camorra si era seduta a tavola. Pizza, pomodoro e mozzarella con i soldi riciclati. Erano entrati dalla porta principale della ristorazione, un settore definito dagli inquirenti come ideale per ripulire capitali illeciti. Niente edilizia e appalti sempre più nel mirino degli osservatori antimafia. Meglio avviare, o rilevare, un’attività gastronomica senza dare troppo nell’occhio. Meglio ancora se a metterci la faccia erano i componenti della stessa famiglia dalla fedina penale immacolata, ma che dovevano rispondere a chi aveva investito i soldi dalla provenienza non proprio cristallina.
È l’accusa alla base dell’operazione “Friariello” coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Firenze e condotta dalla Guardia di finanza che con la polizia ha sequestrato cinque ristoranti-pizzerie (uno in passeggiata a Viareggio, l’ex Fappani) tra San Giuliano Terme, Marina di Pisa e Pisa. Tutte e cinque le società fanno capo dalla famiglia Parisi, molto conosciuta nel Pisano e che mai era stata associata a possibili rischi di infiltrazioni camorristiche.
L’inchiesta. Si tratta di una porzione della maxi-inchiesta che tra Lazio e Campania ha portato a 90 arresti e al sequestro di 250 milioni di euro tra attività, beni immobili e conti correnti. Le misure non sono, però, state eseguite su delega della Procura nazionale antimafia. Sono il risultato di una lunga indagine delle Fiamme gialle pisane, dirette dal colonnello Marcello Montella, sull’ingresso di capitali in odore di camorra nella nostra provincia. Viene contestato l’utilizzo di capitali sporchi da riciclare nell’acquisto o nella gestione di ristoranti e pizzerie. Come? Intestando i beni a prestanome incensurati in modo da evitare guai con la legge.
I numeri. Sono 12 le persone indagate per riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti nell' economia, nonché intestazione fittizia di valori aggravati da finalità di agevolare organizzazioni mafiose; 34 le perquisizioni effettuate con sequestri per circa 3 milioni di euro.
I sigilli. Sequestrate le quote sociali di quattro pizzerie pisane. Ecco l’elenco: a San Giuliano Terme il ristorante-pizzeria “Salustri”, gestito dalla "G.B.R. Srl” di cui è rappresentante legale Giuseppina Parisi; a Marina di Pisa il ristorante-pizzeria “L'imbarcadero” gestito da "Elleci” di Parisi Espedito & C. Sasa; nel centro storico di Pisa il ristorante-pizzeria “Antico Vicoletto” (nel vicolo del Tinti, a due passi da Borgo Stretto) gestito da "Al.Ma. di Carmela Parisi & C. Sasa” e il ristorante-pizzeria “L'Arciere” (in via della Nunziatina) gestito dall'omonima società di Giuseppina Parisi. I locali - su alcuni ieri è comparso il cartello “Cambio gestione” - verranno affidati a un custode giudiziario per consentire la prosecuzione dell’attività e salvaguardare i posti di lavoro.
Le indagini. La Finanza è andata a ritroso fino al 2005 per mettere in fila indagini patrimoniali, reddituali ed economiche. Stando alla Procura distrettuale fiorentina, negli ultimi otto anni alcuni personaggi in odore di camorra hanno effettuato grossi investimenti finanziari acquistando società ed esercizi commerciali bene avviati tra Pisa e Viareggio. «Sono stati ricostruiti i passaggi di proprietà di tutti e cinque i ristoranti-bar-pizzerie – spiegano al comando della Finanza – rilevando una notevolissima sproporzione tra i capitali impiegati, per milioni di euro e i redditi derivanti da attività economiche lecite dei soci delle società acquirenti, tutti di livello irrisorio». La chiave di lettura di queste sproporzioni è stata ritrovata nei collegamenti tra i prestanome e i titolari effettivi, uno dei quali già condannato nel 1986 per riciclaggio a favore del clan camorristico di Eduardo Contini a Napoli. Cinque collaboratori di giustizia hanno dato un ulteriore contributo per chiudere il cerchio. Le 34 perquisizioni domiciliari e personali sono state eseguite dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Pisa, dallo Scico di Roma e dalla squadra mobile di Pisa a casa dei 12 indagati, nei ristoranti e in una banca.
Pietro Barghigiani
ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
