La manifestazione
«Una scena che non si può dimenticare»
Il treno che si ferma all’improvviso e i passeggeri si chiedono perché. Comincia così «una mattina che non si può scordare e una scena che non si può immaginare», nelle parole di quanti erano su quel...
Il treno che si ferma all’improvviso e i passeggeri si chiedono perché. Comincia così «una mattina che non si può scordare e una scena che non si può immaginare», nelle parole di quanti erano su quel convoglio maledetto. Chi dal finestrino vede e capisce, scende: una trentina di persone che di fronte alla povera Aurora rimangono immobili, silenziose e agghiacciate. Istintivamente formano un semicerchio, una barriera umana a coprire da altri sguardi indiscreti, fino a quando non arriva un velo bianco che nasconde il corpo.
Inevitabili, all’inizio, i commenti insofferenti: «Ma quando riparte?». O: «Ma si doveva fermare qui?». Una ragazza freme perché ha un esame, una signora guarda l’orologio e racconta del suo appuntamento di lavoro. Poi comincia a diffondersi la voce: prima si parla di «un tizio che attraversava i binari». Quando si capisce che si tratta di «una ragazza giovane», a una donna viene la pelle d’oca: «Sto pensando a sua madre, quando lo saprà». Alcune donne vedono il capannello e capiscono la tragedia. Una non resiste e ad alta voce: «Non ci vado nemmeno se mi pagano!». Le altre concordano e cercano un bus sostitutivo per fuggire, anche con la mente, lontano. (gianluca campanella)
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