Il Tirreno

Pisa

Parla in slang pisano ma la vecchietta è... una finlandese

di Giovanni Parlato
Parla in slang pisano ma la vecchietta è... una finlandese

In un libro di Paasilinna spopola il personaggio di Emma Il suo dialetto è stato tradotto da Francesco Felici

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PISA. Riuscite a immaginate una signora finlandese di 80 anni cattiva, egoista e piantagrane che vive in un istituto di ricovero sperduto della Finlandia? E che parla, magia, pisano? Come quando un giovane si presenta da lei e l'anziana lo accoglie esclamando: «Dio perbene!! O che vòi, che 'un m'arriordi der mi' nepotino!?». E la storia continua nel gelo e nel ghiaccio della Lapponia, fra le renne, con la signora ottuagenaria che, in pisano, cerca di portarsi in un fienile il baldo giovane che, invece, non è suo nipote, ma un poliziotto. Una storia esilarante che fa ridere chi legge e che ha fatto sbelicare dalle risate Francesco Felici, il traduttore del libro "La fattoria dei malfattori" dello scrittore finlandese Arto Paasilinna (edizioni Iperborea), uno scrittore nordico di grande successo in questo genere di romanzi.

Francesco Felici è un professore pisano di 45 anni che insegna italiano all'università americana di Firenze, la Florence University of Arts. Si è laureato in lingue nordiche all'università di Pisa e la sua tesi di laurea è stata sulla lingua danese. «Poi ho cominciato a imparare il norvegese, l'islandese, mentre il finlandese l'ho imparato da solo specializzandomi in seguito in Francia con un diploma di studio approfondito» spiega il professore il quale oltre a conoscere le lingue nordiche come le sue tasche, parla - tanto per gradire - anche francese, inglese, spagnolo, tedesco e polacco.

Traduttore di lingue nordiche per case editrici nazionali, Francesco Felici nel suo ultimo lavoro si è trovato di fronte a un problema mai affrontato. «Stavo traducendo il testo di Paasilinna quando nelle pagine si materializza un personaggio, un'anziana donna che parla in dialetto finlandese, considerato quasi una lingua perché ha una letteratura tutta sua che appartiene alla Finlandia settentrionale. Avevo dei problemi a capirlo, tanto è vero che il mio informatore finlandese cui chiedo chiarimenti, mi ha ritradotto le battute di questa signora nel finlandese standard per farmele capire meglio».

Dapprima, Felici pensa di tradurre quel dialetto finlandese in un italiano storpiato, ma il risultato non lo convince. «Fino a quando mi viene un'idea…» dice sorridendo il professore e aggiunge: «Non era soltanto una questione di lingua, l'anziana donna del romanzo, tale Emma Oikarinen, come temperamento, potrebbe essere una toscanaccia. E, allora, perché non seguire questa strada? Ho comunicato all'editore la mia idea e mi ha risposto: fai una prova, prendi le prime due o tre battute, traducile e mandamele e poi si guarda come funziona. Il risultato ci ha fatto schiantare da ridere. Siccome il romanzo è molto umoristico, ironico, il toscanaccio ci stava proprio bene».

Il pisano, quindi, ha funzionato bene, una prova che la lingua che Marco Malvaldi con i suoi romanzi ha reso popolare, funziona a meraviglia dal punto di vista letterario. Ma oltre che dal punto di vista della forma, per Francesco Felici ha funzionato grazie anche al temperamento di Emma Oikarinen. Ma come possiamo immaginare questo personaggio?

«Fai conto - è la risposta - che possa essere una donnina di Buti, di 80 anni, però sempre vitale ed energica, sempre incavolata, che non le va bene niente, che si lamenta con tutti, dà la colpa a tutti, manda al diavolo tutti, sboccata quanto mai. Ecco, se pensi al paesino toscano, la donnina anziana bella vitale e aggressiva, quella è lei».

La traduzione del finlandese settentrionale in pisano è certamente stata una sfida.

«Sicuramente. Bisognava pensare anche a cosa avrebbe detto un toscanaccio di quella fattura in un contesto simile, non solo pensare alle parole. Inutile tradurre parola per parola se poi magari un pisano in quel contesto direbbe un'altra cosa. Quindi la prima fase è la comprensione da lingua a lingua e la seconda fase è la traduzione del temperamento, cioè si traduce il modo di essere. All'editore avevo detto infatti che non bisognava fare solo una traduzione letteraria, ma anche una traduzione del temperamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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