La manifestazione
La mamma va sul posto e s’accascia per il dolore
Lo strazio di parenti e amici davanti a quel corpicino coperto dal telo Babbo Luca va a sedersi accanto al cadavere: «La mia vita non ha senso»
CASCINA. Mancano pochi minuti all’una quando una telefonata disintegra la vita dei genitori di Aurora Cei, che avrebbe compiuto 16 anni il 16 giugno. Il primo a sapere è Luca Cei, che lavora come elettricista in un’azienda di Pisa. «Aurora ha avuto un incidente alla stazione a Cascina...». Il suo primo pensiero è quello di avvertire la moglie, Serena Rofi, commessa nel negozio “Compro Oro” a San Frediano a Settimo. Cinque minuti di macchina e Serena arriva nella piazza della stazione con lo stato d’animo di una mamma in pensiero per la figlia. Il tempo di scendere dalla macchina, sentire le urla e i pianti disperati degli amici di Aurora, vedere il telo bianco sui binari e gli sguardi addolorati dei soccorritori. Per Serena deve essere stato tutto maledettamente chiaro. Non ha il tempo di fare domande. «Non è vero, non può essere vero», si dispera, piange, fino ad accusare un malore e a gettarsi per terra. Non trova conforto nemmeno quando il medico del 118 e i volontari della Pubblica Assistenza cercano di farle forza, provano a sollevare le sue angosce di madre davanti alla morte di una figlia, l’unica figlia, che non ha ancora compiuto 16 anni e che era tutta la sua vita. Un pianto disperato, che toglie il respiro, mentre intorno continuano ad arrivare persone e adolescenti in lacrime piangono per una tragedia che non avrebbero voluto mai avere visto. È successo ad Aurora ma loro, i compagni di classe e gli altri studenti del “Pesenti”, sanno bene che altre volte anche loro hanno rischiato la vita.
A fatica il personale dell’emergenza riesce a calmare la madre della ragazzina, che trova la forza di telefonare. «Vieni qui, vieni», dice forse al marito che poco dopo la stringe in un abbraccio di dolore.
«La mia vita non ha senso», si dispera il padre abbracciando cugini e parenti arrivati sul posto e che cercano invano di trovare le parole giuste per alleviare il suo dolore. «Voglio vedere mia figlia», dice l’uomo e va a sedersi in mezzo ai binari, davanti al cadavere straziato della sua bambina. Gli agenti della Polfer gli spiegano la dinamica. Lui li ascolta, guarda nel vuoto e chissà dove vola con i pensieri. «Ero al lavoro, non so cosa possa essere successo». Poi annuisce quando gli spiegano che Aurora è stata travolta dal treno mentre attraversava per andare a prendere l’autobus. Quando la salma viene portata a medicina legale a Pisa, a disposizione della Procura, i genitori lasciano la stazione. A casa, a San Frediano a Settimo, dove abitano da due mesi dopo avere ristrutturato la casa dei genitori di Luca, da quel momento è una processione di parenti, amici e anche di semplici conoscenti.(s.c.)
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