Il Tirreno

Pisa

Il sogno di Benedetta dallo Sri Lanka alla toga da giudice

di Pietro Barghigiani
Il sogno di Benedetta dallo Sri Lanka alla toga da giudice

Dopo la laurea in Legge, tenta il concorso in magistratura Neo presidente al Ctp 2. «Devo tutto ai miei genitori adottivi»

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PISA. Orgoglio senza pregiudizio. Si chiama Benedetta Di Gaddo, ha 30 anni, vive a La Vettola, e se ci fosse uno spot per spiegare cosa significa integrarsi senza conflitti, potrebbe essere una testimonial ideale.

L'ultimo "traguardo" di Benedetta è l'elezione in quota Pd alla presidenza del Ctp2 (Barbaricina, Cep, Porta a Mare).

Nata nello Sri Lanka il 16 febbraio 1983, è stata adottata nel maggio dello stesso anno da due insegnanti, ora in pensione, Nadia Martini e Fabrizio Di Gaddo.

La famiglia. «È merito loro se ho avuto una passione politica e se il colore della mia pelle non è stato vissuto come un problema» racconta Benedetta che nell'ottobre scorso ha superato scritto e orale per l'abilitazione alla professione di avvocato. «Ma ancora non mi sono iscritta perché voglio tentare il concorso in magistratura» aggiunge, sottolineando le lunghe giornate trascorse in casa alle prese con gli amati-odiati codici.

Lo studio. Il suo curriculum universitario è impeccabile. Laurea in Scienze giuridiche con 110 e lode, specialistica in Diritto internazionale privato e processuale con la stessa votazione. Per qualche anno ha svolto anche attività di volontariato per l'associazione "Altro diritto" nel carcere di Livorno.

«Aiutavo i detenuti, soprattutto quelli stranieri, fornendo loro assistenza giuridica – spiega –. Li tenevo aggiornati sui procedimenti penali e davo loro una mano nella compilazione delle "domandine" che in carcere sono fondamentali per ottenere qualcosa".

L’adozione. Quando è arrivata in Italia quasi 31 anni fa, le adozioni erano agli albori. E notare una donna bionda, come la mamma, con una bimba di colore nel passeggino, era una scena che catalizzava l'attenzione dei passanti.

«I miei genitori sono stati straordinari nel gestire l'adozione – confida Benedetta –. Mi hanno detto subito che ero stata adottata. Mia madre mi disse "Non ti ho fatto con la pancia, ma con il cuore". E questa è una splendida dichiarazione d'amore. È grazie a loro e alla loro educazione che ho iniziato a interessarmi di quello che succedeva intorno a me. Guardavamo insieme i tg e discutevamo. Sì, devo proprio dire che i miei genitori mi hanno cresciuta aprendomi la mente».

La politica. La giovane srilankese, etnia tamil, cittadina italiana per adozione, si iscrive al liceo classico "Galilei" di Pisa. E la curiosità per lo studio l'accompagna nel ciclo d'istruzione e formazione personale. Ma la fa avvicinare anche alla politica.

«Cominciò tutto per caso – ricorda – Rocco Gangemi, segretario del circolo Pd di Porta a Mare, mi chiese di dargli una mano ai seggi in occasione delle primarie. Accettai. Pensai: "È inutile lamentarsi in casa per quello che non va. L'unica cosa da fare è mettersi in gioco".E così è iniziata la mia attività politica nel Pd, un partito nei cui valori mi ritrovo».

L'impegno al Ctp è stato precedente, come consigliere, all'elezione come presidente, peraltro avvenuta quasi all'unanimità con la sola astensione del M5S.

«Questo mi ha fatto piacere, perché è giusto lavorare con la piena collaborazione di tutti – dice l'aspirante magistrato –. Non abbiamo indennità, né rimborsi spese. Mi piace questa esperienza perché voglio dare al territorio tanto quanto ho ricevuto».

Il colore ambrato della sua pelle non è mai stato un problema.

«A scuola nessuno me lo faceva notare e devo dire che questo in parte era dovuto al fatto che i miei compagni provenivano da famiglie con approccio aperto» precisa la neo presidente del Ctp.

La professione. E sul lavoro? «Beh, a volte parlo con i clienti al telefono e quando mi vedono rimangono un po' perplessi. Ma passa subito perché dopo qualche minuto capiscono chi hanno davanti. Con gli stranieri di colore va meglio perché quasi solidarizzano con l'avvocato che deve difenderli» scherza Benedetta. Che ha un fratello, anche lui adottato, Matteo, sempre dallo Sri Lanka.

In attesa di indossare la toga da magistrato, l'esame scritto ci sarà prima dell'estate, Di Gaddo pensa al lavoro. Ora riveste un ruolo pubblico. Il paragone con il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge è scontato.

Kyenge e la Lega. «Gli attacchi della Lega non sono tanto sui contenuti – riflette – quanto sulla persona. È un modo di recuperare consensi. In tempi di crisi questo tipo di aggressione verbale fa molta presa su chi non ha prospettive. Razzismo? Non ho mai subìto brutti episodi. Pisa, grazie all'università, è una città multietnica. È capitato, però, di leggere inserzioni per gli affitti in cui si precisava di non voler dare le case ai meridionali. Stupidaggini. C'è sempre qualcuno che è nato più a nord di noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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