Attenzione
«Gli abbiamo messo un vestito bellissimo»
L’addio al piccolo Lucio, il bambino abbandonato alla Pubblica Assistenza I genitori affidatari: «Ci ha raccolto intorno al suo amore e ci ha insegnato tanto»
PISA. «Gli abbiamo messo un vestito bellissimo, color crema. Lucio ci ha insegnato tanto, ci ha raccolti tutti intorno al suo amore».
Non ha mai smesso di sorridere, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Nicola, la mamma (affidataria) del piccolo morto sabato nel reparto di neonatologia, dove era ricoverato dalla nascita, avvenuta sedici mesi e mezzo fa.
Un bambino che era stato abbandonato accanto ad un cassonetto dei rifiuti, nell’estate del 2012, e poi consegnato da uno sconosciuto ai volontari della Pubblica Assistenza.
Un bambino che qualcuno avrebbe voluto forse buttar via, ma che invece ha saputo tracciare intorno a sé, con la sua breve vita, la sua piccola storia, le sue sofferenze, una vera spirale di tenerezza, una catena di sentimento, senza carità pelose o pietà sdolcinate.
Ha sorriso sempre la mamma che lo ha scelto, accanto al papà, deciso e franco nelle sue parole, sereno, composto. Ha sorriso anche quando il volto le si è rigato di lacrime.
Non vogliono essere citati per nome e cognome questi genitori, non vogliono, per ora, parlare del loro cammino con Lucio, del quale avevano ottenuto a novembre scorso l’affidamento provvisorio dal tribunale dei minori di Firenze e che speravano di poter portare presto a casa, per quanto fosse tanto, tanto malato.
«Lucio ha insegnato a tutti tante cose – ha detto ieri la mamma in chiesa, durante il funerale che la comunità catecumenale della parrocchia ha organizzato per il piccolo – ha unito tanta gente nell’affetto. Questa festa è per lui».
Gli stessi concetti che ha sempre espresso chi ha incontrato questo bimbo abbandonato e malato, ma capace di suscitare sentimenti profondi.
«Uno scrigno di amore», lo ha sempre definito il direttore del reparto di neonatologia del Santa Chiara, Antonio Boldrini.
«Un piccolo leone che ha messo insieme, a lottare con sentimento, tante persone diverse, medici, infermieri, genitori adottivi, giudici, avvocati», ha commentato l’avvocato nominato come suo tutore dal tribunale di Pisa, Benedetta Marlia.
Ieri pomeriggio in San Nicola, nella chiesa quasi piena, sulla piccola bara bianca spiccavano i fiori chiari di due corone.
Su una c’era scritto: “Babbo, mamma e tuo fratello”. Sull’altra “Pubblica Assistenza”.
E intorno al feretro c’erano sette operatori dell’associazione di volontariato e fra loro, Marco Colombi, quello che per primo aveva ricevuto in una notte d’agosto, da uno sconosciuto svanito subito nel nulla, l’asciugamano sporco di sangue che conteneva Lucio appena nato.
«Siamo stati convocati qui dall’amore – ha detto il padre (affidatario) di Lucio – . Quale? Quello di Cristo. Celebriamo l’eucaristia ed eucaristia vuol dire grazia. Noi ringraziano Dio di averci dato questo bambino e questa storia di amore».
Al microfono poi si sono alternati, con letture varie sulla vera gioia e sulla resurrezione, i membri della comunità, fra i quali l’avvocato Pino Toscano.
Il sacerdote, Padre Mario Raspanti, ha sottolineato come quella chiesa piena, per un bimbo che era stato abbandonato, doveva essere un momento di riflessione.
«Abbiamo fatto di tutto – ha aggiunto - perché fosse una cerimonia festosa, per questo è stata accompagnata da canti e chitarra: chi ha fede capisce che questo è un giorno di festa, perché la nascita in cielo è la più importante, è quella definitiva. Dio ha fantasia e per aiutarti deve inventarsi delle cose: oggi Lucio ti forza a smettere di correre e a fermarti un po’ per riflettere su te stesso e su questa bara bianca».
La salma è stata quindi portata per la sepoltura nel cimitero di via Pietrasantina. Chissà se nella chiesa quasi piena di gente commossa c’era anche la mamma che lo aveva partorito e abbandonato alla sorte.
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